Le foto? Si faranno anche da sole ma i fotografi serviranno ancora

La tecnologia permette di unire migliaia di scatti ed elaborare immagini al limite della perfezione Il ruolo dell’intelligenza artificiale non sembra poter sostituire l’inventiva di chi sceglie “cosa” ritrarre

Scrittura di luce, l’unione di due parole greche che racchiudono un mondo: la fotografia. L’arte dell’immagine è l’esperanto che racconta il mondo in un linguaggio universale, testimonianza del tempo a partire dal primo dagherrotipo, passando per lo sbarco sulla Luna, per il volto della ragazza afghana di Steve McCurry o per le foto denuncia di Sebastiao Salgado, fino ad arrivare ai selfie e alla foto del cibo. La fotografia assurta ad arte, a racconto di emozioni e storia, va oltre la perfezione o la tecnologia con la quale viene acquisita. Ma nell’era moderna, con il bisogno urgente e immediato di “testimoniare” le proprie vite, la tecnologia corre veloce verso nuove, raffinate frontiere.

L’IMMAGINE OLTRE L’IMMAGINE


Si va verso l’immagine oltre l’immagine con la fotografia computazionale, catturata da più obiettivi con diverse lunghezze focali, installati sulla stessa macchina in grado di elaborare foto finali con risoluzioni fino a 52 megapixel (ogga basta una macchina da 8 megapixel per pubblicare una foto in formato A4, con la massima qualità, su una rivista). La tecnica messa a punto con L16 (la fotocamera con 16 obiettivi che lavorano simultaneamente) e rielaborata dopo la fase dello scatto è la nuova frontiera dalla quale ripartire.

La tecnica in fondo ripercorre quella della multi esposizione analogica che ha reso famoso il fotografo Charles Wyckoff, autore di immagini di esplosioni nucleari ben prima che nascesse Photoshop e il digitale.

LA FOTO CHE SI FA DA SOLA

La fotografia computazionale, somma di centinaia di istanti, sarà affidata in post produzione a programmi avanzati o ad app, per la creazione di uno scatto unico che unisca tecnica e movimento. E la rielaborazione per arrivare al prodotto finale non potrà che essere affidata all’intelligenza artificiale capace di riconoscere le immagini e scegliere le sequenze che rendono una foto quasi perfetta, per esposizione, bilanciamento, luminosità. Una tecnica che in maniera ipertecnologica, ancora una volta, ripercorre quella che i fotografi utilizzavano fino a pochi anni fa nelle camere oscure, dosando agenti chimici e calore per dare alle foto effetti e sfumature.

Se il computazionale è il futuro già presente, ben più avveniristiche sono le sperimentazioni per creare immagini senza strumenti di intermediazione, cioè senza macchine fotografiche. Alla conferenza sulla tecnologia di Vancouver dello scorso anno sono stati presentati i progressi ottenuti mediante il Gan (Generative adversioral network), un sistema composto da due reti neurali opposte che riescono a costruire – dopo 18 giorni – un’immagine di soli 1024 pixel abbastanza realistica di una persona che non esiste. Una foto creata partendo da un archivio di immagini fotografiche analizzate e rielaborate dalle reti neurali attraverso una selezione. Ma quello di Vancouver non è il solo segnale di un futuro fantascientifico. Lo testimonia una ricerca dell’Università dell’Indiana sull’attività cerebrale durante la visione di immagini che ha portato a riprodurre, per ora approssimativamente, quello che l’occhio umano vede. Un processo di “deep learning” (apprendimento approfondito) fatto attraverso la mappatura dei flussi sanguigni, mediante risonanza magnetica, utilizzando un algoritmo appositamente creato, consente al sistema di capire e riprodurre le visioni. Questo renderebbe preistorico l’uso di fotocamere e soprattutto smartphone sempre più all’avanguardia nel campo delle immagini, dotati di obiettivi rotanti per selfie da 48 megapixel e ottiche di grande qualità che si avvicinano a quelle delle reflex.

L’EVOLUZIONE DELLE MACCHINE

Gli esperti cercano di capire il trend dei prossimi anni sulla tecnologia delle macchine fotografiche: esisteranno ancora le reflex Dslr (digitali) o saranno soppiantate dalle mirrorless e dagli smartphone? E i fotografi saranno ancora artisti dell’immagine o la professione verrà soppiantata dalla post produzione e dalla fotografia massificata dei social? I grandi colossi come Canon e Nikon non abbandonano le reflex ma si piegano al mercato delle mirrorless, macchine fotografiche a ottica intercambiabile prive di specchi fissi o mobili posti tra ottica e sensore con corpi macchina di dimensioni ridotte che mantengono una qualità delle immagini piuttosto simile a quella delle reflex.

E i fotografi? La professione secondo i futurologi non scomparirà, anzi. Oltre la post produzione tecnologica, c’è paradossalmente un convinto ritorno alla fotografia analogica, alla camera oscura, alla pellicola, alla “scrittura di luce”, prerogativa di creatività e arte. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI