Stati Uniti

Fonti fossili, disboscamento, caccia: il nuovo governatore del Montana, una minaccia per l'ambiente

Greg Gianforte (a destra) con Donald Trump durante la campagna elettorale "Make America great again" a Belgrade, nel Montana 
Greg Gianforte, eletto con il sostegno di Trump, ha patrocinato il "Montana Comeback Plan" per agevolare il disboscamento di aree protette e l'estrazione di carbone, così come la produzione di petrolio e gas
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WASHINGTON. Ha sangue italiano, si professa conservatore di ferro è dicharatamente eco-scettico. All’anagrafe è Greg Gianforte, per gli americani è il nuovo governatore del Montana, la cui elezione ha creato allarme a causa dei suoi piani in materia energetica ed ambientale. Guru di software con alcuni anni di rodaggio politico tra le fila del partito repubblicano, Gianforte gode del sostegno di Donald Trump e promuove una piattaforma chiamata "Montana Comeback Plan". Un programma con cui promette di "snellire" i processi di autorizzazione per il disboscamento di aree protette, ed agevolare l'estrazione di carbone come la produzione di petrolio e gas. E chi lo conosce è convinto che andrà fino in fondo o quanto meno userà tutti gli strumenti a sua disposizione, senza guardare in faccia a critici e detrattori. Anche perché il generale clima politico della Stato del nord è a lui favorevole dato che la sua nomina arriva nell’ambito di un’elezione che ha visto i repubblicani conquistare in blocco il Montana sia per quanto riguarda i seggi di Senato e Camera federali, sia per cariche istituzionali locali.  

Alle cronache è noto perché nel maggio 2017, mentre correva per un seggio al Congresso del Montana che ha vinto, è stato accusato di aggressione per aver spintonato a terra il giornalista del Guardian Ben Jacobs. Gianforte si è dichiarato colpevole e si è scusato per l'incidente, impegnandosi a donare 50 mila dollari al Comitato per la protezione dei giornalisti. Tra i suoi bersagli prediletti ci sono le leggi di tutela a terreni pubblici e acque del demanio. È nota la sua proposta, formulata assieme al senatore del Montana, Steve Daines, con cui avrebbe eliminato il divieto di accesso e sfruttamento a più di duemila chilometri quadrati di aree incontaminate destinate allo studio della natura selvaggia. Se il trasferimento avesse avuto successo, sarebbe stata la più grande soppressione di terre protette nella storia dello Stato.
Il neogovernatore è stato inoltre assai criticato per aver citato in giudizio il Montana nel tentativo di bloccare l'accesso al fiume East Gallatin vicino a Bozeman, assai frequentato da pescatori e amanti della natura. Secondo la vice, Kristen Juras, le leggi vigenti che garantiscono l'accesso al fiume a pescatori e diportisti vanno troppo oltre. Quest'anno Gianforte ha invece introdotto un disegno di legge federale che avrebbe emendato l'Endangered Species Act degli Stati Uniti e cancellato la protezione dell’orso grizzly. Si è inoltre impegnato a "rivedere, annullare e abrogare" le normative sulle industrie estrattive che ritiene troppo restrittive, essendo un sostenitore dell'esportazione del carbone del Montana e dell'annullamento dei limiti di emissioni sulle centrali elettriche.

"Gianforte è un importante promotore dello sviluppo del carbone", conferma a E&E News Robin Saha, professore associato di studi ambientali presso l'Università del Montana. La League of Conservation Voters, un'organizzazione no-profit che stila valutazioni dei politici sulla base delle loro politiche ambientali, ha inserito Gianforte nella "Dirty Dozen", la sporca dozzina, dei "peggiori candidati della nazione a livello statale e locale”. Il suo punteggio è di appena il 5%.

Totalmente opposta è invece la valutazione che fa di lui la National Rifle Association, la potente lobby delle armi di cui e membro e sostenitore, al punto tale da essere "promosso" con un punteggio del con una valutazione del 92%. Pochi mesi prima delle elezioni ha invitato i vertici Nra a trasferire i loro uffici centrali in Montana dove sarebbero stati più che benvenuti.