Internet, l'offensiva di Cameron contro i dati criptati: ennesimo baratto tra (presunta) sicurezza e libertà

Il premier britannico - reduce dalla marcia di Parigi annuncia che se verrà rieletto, tutte le comunicazioni online dovranno essere potenzialmente intercettabili dal governo: servizi come Whatsapp, Snapchat e iMessage sarebbero fuori legge. Anche in Italia Alfano dice che "il punto di equilibrio tra privacy e sicurezza deve variare a seconda dei momenti storici". Ma non si può reagire alla sfida del terrorismo con provvedimenti antidemocratici

L'ambizione del premier David Cameron di vietare, in caso di vittoria alle prossime elezioni, ogni mezzo di comunicazione che non sia intercettabile dal governo britannico, non è solamente una minaccia alle libertà fondamentali dei suoi concittadini: è un precedente che apre la strada alla disintegrazione della sicurezza in rete a livello globale. Dimentichiamo per un attimo l'ipocrisia di sfilare, domenica, per la libertà di espressione a Parigi e, lunedì, annunciare una vera e propria guerra alla crittografia; ossia, all'uso di strumenti per salvaguardare le proprie conversazioni da occhi indiscreti, ma anche per fare acquisti online o accedere al proprio conto corrente via Internet senza correre il rischio che malintenzionati ne approfittino. Ciò che conta prima della libertà, per Cameron, è la sicurezza: “Il primo compito di ogni governo”, ha detto a Nottingham, “è mettere il proprio paese al sicuro”.

Una posizione peraltro molto simile a quella dei ministri degli Interni di tutta Europa, riuniti nell'intento di contrastare “l'uso inappropriato di Internet” da parte degli estremisti. Come riassume Angelino Alfano, “il punto di equilibrio tra privacy e sicurezza deve variare a seconda dei momenti storici”, e oggi “occorre un nuovo punto di equilibrio”; in favore della prima, si intende. Come se gli abusi rivelati da Edward Snowden da giugno 2013 a oggi non fossero mai esistiti.

L'obiettivo, esplicito in Cameron e implicito negli altri, è deleterio per tutta la rete perché, una volta che per realizzarlo si inseriscano scientificamente falle nella sicurezza dei prodotti e programmi che usiamo quotidianamente, le cosiddette “backdoor” tanto amate dalle spie di sua maestà, a poterle sfruttare non sono soltanto i governi per difenderci dal prossimo piano terroristico, ma anche e soprattutto i comuni criminali informatici con lo scopo di prendere possesso dei nostri computer e telefonini e, a quel modo, derubarci o ricattarci coi nostri stessi dati personali.

Concretamente, una norma simile significherebbe mettere servizi di larghissimo utilizzo come WhatsApp, iMessage e Snapchat al bando, sulla falsariga di quanto appena avvenuto in Iran. Ma, in termini più prettamente politici, si tratta della formulazione di una forma inaccettabile di totalitarismo elettronico che, sarà un caso, è la stessa proposta dalla National Security Agency insieme agli alleati del GCHQ in una delle slide dell'archivio Snowden pubblicate da Glenn Greenwald in 'No place to hide': “registra tutto, controlla tutto, sfrutta tutto”. Per funzionare, scrive Cory Doctorow, il piano deve comportare una situazione antiutopica in cui tutti i principali depositi di codice condiviso, da Github a Sourceforge, sono vietati, ogni singolo bit attraversi la rete è scrutato e ogni smartphone che, come l'iPhone6, implementi la cifratura “end-to-end” consegnato alle autorità all'ingresso nel paese.

Morale? A quasi tre lustri dall'11 settembre sembriamo non avere imparato che reagire al terrore con la pretesa antidemocratica di sorvegliare ogni comunicazione in rete porta a comprimere i diritti e insieme a non contrastare efficacemente i terroristi. Al contrario, una classe dirigente ipocrita e populista sfrutta, come allora, l'ondata di indignazione collettiva per chiedere “maggiori poteri” così da meglio controllare e reprimere: sta già avvenendo in Francia, Canada, Australia e Italia.

Altro che “Je Suis Charlie”: Cameron e colleghi continuano a rivelarsi più impegnati a censurare che difendere la libertà di espressione così ben rappresentata dalle provocazioni del settimanale satirico francese. E dire che un'alternativa ci sarebbe. È radicalmente opposta, e viene dal padre del blogging Dave Winer: dare vita a un processo che porti alla realizzazione e valorizzazione di “software che costruiscono la libertà in rete”, creando così una “nuova comunità” di persone dedite a coltivarla e implementarla. Un lavoro lungo e difficile, ma certo più fruttuoso di questo inutile e pericoloso dissolversi delle differenze tra regimi e democrazie.