La tempesta perfetta che affonda i Cinquestelle

La tempesta perfetta che sta affondando la loro nave, i Cinque stelle se la sono tirata addosso quasi da soli. In un turbinìo di contraddizioni, velleità leaderiste e incubi governativi che hanno messo a dura prova la creatura di Beppe Grillo, spinta due mesi fa dal Fondatore verso il Conte 2.

Il campo è oggi cosparso di macerie, l'esercito è in rotta, e se la scorsa settimana parlavamo qui di lento declino, oggi si impone una correzione in negativo: l'impalcatura sta crollando, con conseguenze sfavorevoli per tutti. Andiamo per ordine. La Piattaforma Rousseau, totem della democrazia diretta 2.0 adorato tutte le volte che fa comodo, si è rivoltata contro gli stregoni bocciando la decisione del Capo Politico di non presentare liste per le elezioni regionali in Emilia Romagna.

Con 27mila votanti: chi di piattaforma ferisce... Ne escono ridimensionati Grillo & Casaleggio, strateghi del Movimento e sponsor della leadership di Luigi Di Maio, che pure in altre occasioni si erano ben guardati dal fare ricorso al loro popolo.

Perché stavolta sì? E ne esce a pezzi Di Maio, ministro ombra degli Esteri, nel senso che è stato capace di sparire, di disertare una riunione del G20 nascondendosi dietro (questi) impegni a Roma. Hanno pesato le sue continue giravolte: a luglio urlava «mai con il Pd»; a settembre ci faceva il governo insieme; a ottobre, complice il voto in Umbria, lanciava l'idea di un'alleanza duratura con i dem; un mese fa decideva la fuga dall'Emilia, probabilmente per non certificare la débâcle; una settimana fa dichiarava guerra al governo sull'Ilva e all'Europa sul Salva-Stati (Mes); ora in Emilia Romagna dovrà presentarsi per forza, ma insieme a liste civiche e contro il Pd.

Roba da mal di testa. Comunque è evidente che Di Maio non controlla più né il partito né i gruppi parlamentari né il suo popolo online. Se, come lui stesso ammette indorando la pillola, «il Movimento è in un momento di difficoltà», di sé cosa dovrebbe dire?

Ma il guaio è che a questo punto ogni decisione di un movimento sul quale Matteo Salvini ha già lanciato la sua Opa - «accoglierò i delusi» - ma che ancora dispone del trenta per cento dei parlamentari ed è dunque azionista forte del governo, potrebbe avere effetti incontrollabili.

Ora faticherà Stefano Bonaccini a conquistare l'Emilia; dovrà interrogarsi sul futuro Nicola Zingaretti che immaginava di poter assimilare i Cinque stelle e farne una costola del Pd e del centrosinistra, magari riportando a casa un po' di voti, ma non che l'alleato si sarebbe consunto e l'oppositore ingrassato; è in fibrillazione Giuseppe Conte, messo a rischio da un clima confuso e da un patto pericolante.

Intendiamoci, per l'alleanza giallorosa non è la stessa cosa se l'Emilia Romagna resisterà o se finirà in mano leghista; ma certo le truppe di Di Maio saranno punite e se pure il governo sopravviverà, dovrà fare i conti con un socio incerto, confuso, indebolito. Mentre fuori di Palazzo Chigi incombono il disastro Alitalia, l'incubo Ilva, la rogna Mes... Lontano dai 27mila indirizzi Url che dettano l'agenda politica dal loro pc.