Più Europa, più riforme, meno disuguaglianze

Ignazio Visco

Tradizione vuole che ogni fine maggio il governatore della Banca d'Italia, istituzione fortunatamente ancora libera da condizionamenti politici e veti di parte, costringa gli italiani a un bagno di realtà e di verità. Quest'anno, con la pandemia in corso, il risveglio è stato perfino più brusco: Ignazio Visco ha delineato un presente molto difficile e, forse per la prima volta, un futuro in larga parte oscuro.

Così che le sue Considerazioni finali, lette in un freddo scenario di distanziamento e trasmesse in digitale, si possono racchiudere tra due citazioni: il socratico "so di non sapere", resa all'incognito e all'incertezza, e il più concreto appello di lord Keynes che, all'indomani della Seconda guerra mondiale, incitava ad adeguare gli strumenti (riformare il sistema) e a meglio centrare gli obiettivi principali (ridurre i disagi sociali). Si potrebbe riassumere: più Europa, più riforme, meno disuguaglianze.

Quando tutto sarà finito, l'Italia farà i conti con una realtà drammatica: 900mila posti di lavoro in meno; un calo del prodotto interno lordo tra il 9 e il 13 per cento; un intollerabile aumento delle disuguaglianze sociali: la riduzione del reddito per le fasce più povere della popolazione (più o meno un italiano su cinque) sarà doppia rispetto a quella subìta dai più ricchi. Gli indici statistici mostrano un divario superiore perfino a quello registrato nel 2009, nel pieno dell'ultima Grande Crisi. Gli strumenti adottati finora - bonus, agevolazioni fiscali, cassa integrazione - leniscono in parte la malattia, ma sono a tempo e dunque nulla possono sul lungo periodo.

Ma forse più ancora dell'analisi, le Considerazioni del governatore si segnalano per la strada che indica, per l'appello a impegnarsi per trasformare la tragedia Covid in una grande occasione di cambiamento. Secondo Visco il governo si sta muovendo bene, l'Europa ha fatto un primo passo verso una vera Unione e messo a disposizione fondi ingenti «a un costo quasi nullo» e senza condizioni, Mes compreso. Ma è chiaro che da questa stagione l'Italia uscirà con un debito ancora più alto e dunque con la necessità di intraprendere rapidamente un sentiero di crescita.

Possibile solo a condizione di riforme vere e incisive: va ripensato il fisco, iniquamente condizionato da economia sommersa ed evasione fiscale che aggravano il peso delle tasse su chi le paga; aumentata la produttività, troppo lontana da quella degli altri paesi, con investimenti sull'efficienza e la semplificazione; allentati finalmente i lacci della giustizia lenta e della burocrazia invasiva. Insomma, si tratta di aggredire i limiti storici del Paese: c'è l'opportunità, c'è la necessità. Difficile? Sì, ma nessuno deve perdere la speranza, ha detto Visco: «Ce la possiamo fare, partendo dai punti di forza di cui qualche volta ci scordiamo, affrontando finalmente le debolezze che qualche volta non vogliamo vedere». Il governo deve essere all'altezza della sfida; meglio, deve esserlo il Paese intero, trovando finalmente unità di intenti, mettendo da parte polemiche e alibi, timori e pregiudizi di parte. Altrimenti sarà tutto vano.

 

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