Ogni stagione ha il suo concentrato di cervelloni

Mitici. Trecento. Come nell'antica Grecia gli spartani condotti da Leonida alle Termopili contro lo spietato Serse. Come nell'Italia risorgimentale i giovani patrioti al seguito di Pisacane sbarcati a Sapri, profondo Sud. Trecento. Guidati da sei valorosi manager, suddivisi in cinque falangi composta ciascuna da cinquanta esperti: ingegneri, architetti, statistici, informatici, economisti, giuristi.

Approderanno più comodamente a Palazzo Chigi nella nuova task force immaginata dal presidente del Consiglio per studiare il miglior impiego dei 209 miliardi europei del Recovery fund. Difficile che la loro impresa passi alla Storia; non rischiano la vita per fortuna, ma solo il senso del ridicolo.

Già, la situazione politica in Italia è grave ma non seria. Intramontabile Flaiano. A corto di idee il governo presieduto da Giuseppe Conte si è inventata una nuova sovrastruttura tecnica al servizio del triumvirato premier-ministro dell'economia-ministro dello sviluppo economico cui è affidato il piano d'attuazione del Recovery. L'esercito guidato dai sei manager avrà, nelle intenzioni di Conte, compiti «di vigilanza tecnica, coordinamento, monitoraggio e, solo in casi estremi, poteri sostitutivi». Ma solo in casi estremi. Perché il potere delle scelte politiche, oltre che in prima battuta al triumvirato composto dallo stesso Conte, da Roberto Gualtieri (Pd) e da Stefano Patuanelli (M5S), spetterà al Comitato interministeriale per le scelte europee (CIAE) nel quale siedono tutti i ministri. Cioè un comitato che assomiglia a un doppione del consiglio del ministri. Non è uno scherzo.

Sono questi i temi dell'agenda politica della maggioranza di governo nei giorni in cui dai nostri principali partner europei, Francia e Germania, ci giungono segnali di preoccupazione sull'andamento dell'elaborazione dei progetti per impiegare il piano miliardario di sostegno all'economia nell'era della pandemia.

Al governo Conte bis, si sa, piacciono le task force. Ad aprile scorso, nel pieno del contagio, ne furono censite 14 per un totale di 450 esperti. Poi a maggio vide la luce un'altra mitica task force, guidata dal manager Vittorio Colao; venti esperti che presto diventarono 25 per compensare la scarsa rappresentanza femminile. Una ponderosa produzione di dossier liquidata nel gelo del premier durante gli Stati Generali di giugno, quelli indetti da Conte non dai cinquestelle.

Insomma ogni fase epidemica ha il suo manipolo di cervelloni. La cui competenza e serietà non è certo scalfita dal cinico uso politico che se ne fa.

Un dubbio tuttavia resta. Ma anziché scomodare tante intelligenze, non sarebbe meglio metter mano al rimpasto di governo? Sarà pure una vecchia consuetudine da Prima Repubblica, ma in fin dei conti riesce a soddisfare le brame di potere di ogni coalizione di governo.

Una pratica screditata, ma almeno non è ridicola.

 

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