Botte alla compagna, arrestato Maniero

L’ex boss della mala del Brenta, collaboratore di giustizia, viveva da tempo con un’altra identità a Brescia

Finisce in carcere anche la seconda vita di Felice Maniero, ex boss pentito della mala del Brenta, imprenditore di alterno successo, padre preoccupato e compagno assai manesco con la sua convivente che lo ha denunciato e lo ha rimandato dietro le sbarre. La denuncia risale a maggio, quando la donna finisce in ospedale a Brescia, dove risiede insieme a Felice Maniero che intanto ha cambiato identità e oggi ha sui documenti il nome fittizio L.M.. La donna accusa forti mal di testa, pressata da medici e infermieri inizia a raccontare di quel rapporto turbolento, fatto di botte ma soprattutto di minacce psicologiche.

La carriera criminale dell’ex boss accusato di svariati omicidi non lo aiuta di certo. A luglio la donna finisce in una casa famiglia per donne maltrattate. La segnalazione dall’ospedale finisce in Procura. La donna viene risentita recentemente. I magistrati temono che la situazione possa degenerare anche se lei è in una casa protetta. Sulla base del Codice rosso scatta la richiesta di arresto, poi firmata dal giudice Luca Tringali. Il reato ipotizzato è quello di maltrattamenti, niente rispetto al palmares criminale di Felice Maniero, un’onta per chi come lui è già stato in carcere, dove tra i detenuti vige un codice per cui donne e bambini non si toccano.

Dicono che davanti agli agenti che venerdì mattina sono andati ad arrestarlo, secondo quanto riportato dal Giornale di Brescia, Felice Maniero sia scoppiato a piangere: «Vi prego non portatemi in carcere. Fatelo per mia figlia». Di sicuro è questa la sua preoccupazione maggiore, ora che è rinchiuso nell’area protetta del carcere di Bergamo, dove lunedì ci sarà l’interrogatorio di convalida dell’arresto. Al suo difensore, l’avvocato Luca Broli, ieri mattina in carcere Felice Maniero lo ha ripetuto più volte: «Mia figlia è la mia unica ragione di vita. Non vorrei che qualcuno le facesse male.

Sono passati anni da quando Faccia d’Angelo era il boss della mala del Brenta. Nel 2010 aveva anche finito di scontare la pena. Si era inventato imprenditore nel settore del trattamento acqua ma l’azienda era fallita nel 2015. Poi si era scoperto ambientalista, lavorando sempre nel settore ecologico. Ma c’è un passato che non perdona. Qualcuno dei suoi ex compagni di un tempo potrebbe risalire alla figlia, adesso che si è scoperto che Felice Maniero abita a Brescia. Il suo avvocato teme che ad aggravare la sua posizione sia il suo passato criminale: «L’ho trovato affranto e preoccupato. Non ha negato alcuni scontri con la compagna, ma ritiene il quadro probabilmente amplificato dal suo passato». Una tesi che Felice Maniero sosterrà lunedì anche davanti al giudice: «Abbiamo litigato come tutte le coppie. Sono volate anche delle parolacce da entrambe le parti. Lei sapeva della mia vita precedente, ma in questi anni io non ho preso nemmeno una multa».

(fonte: La Stampa)