Coronavirus: mancata zona rossa nella bergamasca, blitz della Gdf in Regione

Perquisizioni e avvisi di garanzia a Palazzo Lombardia. Le accuse ipotizzate sarebbero sempre quelle di epidemia e omicidio colposi

MILANO. Da Palazzo Lombardia all'Istituto superiore di Sanità. Gli investigatori del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Bergamo hanno acquisito chat e mail che l’assessore al Welfare, Giulio Gallera, funzionari del suo assessorato e membri Comitato tecnico scientifico, a partire dal presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, si sono scambiati tra febbraio e giugno scorsi. Operazioni che «si sono svolte in un clima di massima collaborazione senza necessità di procedere a perquisizioni», fanno sapere gli inquirenti in una nota.
L'inchiesta è quella sulla mancata istituzione della zona rossa durante la prima ondata dell'epidemia in Valseriana e sulla gestione dell'ospedale di Alzano, chiuso e poi riaperto nel giro di poche ore il 23 febbraio scorso. Indagati, per epidemia colposa, sono l'ex dg della Sanità lombarda Luigi Cajazzo, il suo vice Marco Salmoiraghi, la dirigente di Areu, Aida Andreassi, il direttore della Asst di Seriate Francesco Locati, e direttore sanitario di Asst Bergamo Est, Roberto Cosentina. Non sono invece indagati l’assessore Gallera e il professore Brusaferro.

La complessa indagine della procura bergamasca, guidata da Antonio Chiappani, vuole ricostruire che cosa sia accaduto nei concitati giorni in cui i comuni di Alzano e Nembro si trasformavano nella provincia più colpita d'Italia: quali comunicazioni istituzionali, e non, sono intercorse, quali pareri e soluzioni erano sul tavolo, come si sono formate le decisioni e soprattutto chi ha dato l'ordine di riaprire l'ospedale di Alzano. Motivo per cui, nei mesi scorsi, il pool di magistrati, guidato dal procuratore aggiunto Maria Cristina Rota, è arrivato anche a Palazzo Chigi, per sentire, come persona informata sui fatti, tra gli altri il premier Giuseppe Conte.
«Siamo contenti che la procura abbia preso sul serio la nostra richiesta di verità che è la richiesta di tutti i familiari delle vittime. Abbiamo sempre avuto fiducia nella giustizia, ora ne abbiamo ancora di più», è il commento del Comitato Noi Denunceremo sul “salto di livello” dell'indagine a cui hanno dato impulso con numerosi esposti. Nelle settimane scorse, i magistrati avevano prorogato l'incarico al consulente Andrea Crisanti, chiamato a fornire risposte ritenute «cruciali» dagli inquirenti su eventuali responsabilità nel dilagare della pandemia in questa provincia.

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