Coronavirus, il bollettino dell’11 giugno in Italia: 1.901 positivi e 69 vittime, tasso di positività allo 0,9%

Continua a calare l'occupazione dei letti d'ospedale da parte dei malati di Covid in Italia

Contagi in discesa da 2.079 a 1.901 oggi in Italia, dove il tasso di positività dall’1 cala allo 0,87% mentre i decessi sono 69 contro gli 88 di ieri. Sono 29 in meno anche i ricoverati nelle terapie intensive.

Calano da 352 a 270 i casi in Lombardia, dove il tasso di positività scende anch’esso dall1,7 all’1,4%.
Scendono da 137 a 126 i contagi in Piemonte dove il tasso di positività dal 2,2 passa al 2%.

In Veneto passano da 88 a 77 i nuovi positivi mentre i decessi sono 3, uno meno di ieri.
Calano appena da 145 a 139 i casi in Emilia Romagna con il tasso di positività stabile all’1,5%.

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In Toscana casi in calo da 174 a 146 con il tasso di positività che si attesta al 2% perdendo solo un decimale. Ancora 9 vittime, 3 meni di ieri.
Scendono da 194 a 169 i contagi nel Lazio dove i decessi da 6 salgono a 12.
Sono 199, dieci meno di ieri i contagi oggi in Campania dove il tasso di positività sale però dal 2,3 al 4,5%.
In Puglia i contagi passano da 1233 a 140 con l’indice di positività in salita dall’1,9 al 2, 4%.

Continua a calare l'occupazione dei letti d'ospedale da parte dei malati di Covid in Italia: è al 7% quella dei posti in terapia intensiva, e sempre al 7% nei reparti di area non critica di malattie infettive, medicina generale e pneumologia. Ben dunque al di sotto delle soglie di allerta che sono rispettivamente del 30% e 40%. A indicarlo sono i dati del 10 giugno pubblicati dall'Agenas (Agenzia nazionale servizi sanitari regionali).

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Si tratta di un nuovo record al ribasso dall'inizio del monitoraggio, ovvero da novembre 2020, con un calo del 5% per i reparti di intensiva e 4% i posti in reparto rispetto ai dati dello scorso 30 maggio. Toscana e Lazio sono le uniche due regioni che superano il 10% di occupazione in terapia intensiva. Questa la situazione nello specifico, regione per regione: Abruzzo (2% intensiva, 6% reparti ordinari), Basilicata (0% e 9%), Calabria (8% e 18%), Campania (7% e 12%), Emilia Romagna (8% e 5%), Friuli Venezia Giulia (2% e 2%), Lazio (11% e 8%), Liguria (9% e 4%), Lombardia (9% e 10%), Marche (5% e 7%), Molise (0% e 4%), Provincia autonoma di Bolzano (1% e 3%), Provincia autonoma di Trento (7% e 3%), Piemonte (8% e 6%), Puglia (4% e 9%), Sardegna (2% e 5%), Sicilia (5% e 11%), Toscana (16% e 5%), Umbria (5% e 6%), Val d'Aosta (0% e 2%), Veneto (3% e 3%).

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Non decollano, sia pure efficaci, le nuove cure anticovid. Sono infatti solo 5.970 i pazienti Covid che hanno ricevuto anticorpi monoclonali in Italia, ma continuano a calare le prescrizioni settimanali. Grazie all'aumento di anziani e fragili vaccinati, ovvero le persone che più potrebbero beneficiarne, le prescrizioni, tra il 4 e il 10 giugno, sono state solo 101, ovvero il 25% in meno della settimana precedente, quando erano state 135 e con un calo molto evidente rispetto alle 945 registrate tra il 16 e il 22 aprile. Questi i dati del decimo Report sugli Anticorpi Monoclonali per Covid-19 dell'Agenzia italiana del Farmaco (Aifa), da cui emerge che la regione che ne ha somministrati di più in percentuale rispetto ai nuovi casi è la Valle d'Aosta, ma è il Lazio ad aver fatto in assoluto più dosi.

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I monoclonali sono farmaci specifici contro il Covid-19, autorizzati in via emergenziale e disponibili anche in Italia a partire dal 10 marzo scorso per persone particolarmente fragili con infezione recente da Sars-Cov-2 e senza sintomi gravi. Resta invece uguale a quello della settimana scorsa, e pari allo 0,7%, il rapporto delle prescrizioni rispetto alle nuove diagnosi Covid avvenute nello stesso arco di tempo, ovvero 14.715: indice del fatto che si infettano meno le persone più a rischio.

Il comitato per la sicurezza dell'Ema ha concluso che le persone che in precedenza hanno avuto la sindrome da aumentata permeabilità capillare non devono essere vaccinate col siero di AstraZeneca. La sindrome, spiega Ema, è una condizione molto rara e grave che causa perdita di liquidi dai piccoli vasi sanguigni (capillari), con conseguente gonfiore principalmente alle braccia e alle gambe, bassa pressione sanguigna, ispessimento del sangue e bassi livelli di albumina nel sangue.
Ema continua l'analisi sulle segnalazioni di miocardite (infiammazione del muscolo cardiaco) e pericardite (infiammazione della membrana intorno al cuore) in un piccolo numero di persone dopo la vaccinazione con sieri Covid-19. Infine, Ema raccomanda di aggiornare le informazioni sul trattamento Veklury (remdesivir) per includere la bradicardia come reazione avversa di frequenza sconosciuta per questo medicinale.

Nella sola Inghilterra finora sono morte 42 persone per la variante indiana del Covid e di queste 12 avevano ricevuto doppia dose di vaccino da almeno 14 giorni. Quanto agli altri, 23 non erano vaccinati e 7 avevano ricevuto la prima dose da almeno 21 giorni. I dati sono pubblicati da Public Health England (Phe) citati dal Guardian che conferma anche che il 90% dei nuovi casi in Inghilterra sia dovuto alla mutazione Delta (l'indiana appunto) che mostra un tasso di diffusione più elevato del 60% in ambito familiare rispetto alla variante Alfa.

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I vaccini anti-Covid a mRna riducono il rischio di infezione del 91% dopo due dosi, e dell'81% dopo la prima somministrazione. È la conclusione di un nuovo studio pubblicato sul loro sito dai Centers for diseases control (Cdc).
«I vaccini anti-Covid sono uno strumento fondamentale per superare la pandemia - commenta Rochelle P. Walensky, direttrice dei Cdc - questi risultati aggiungono nuovi dati al fatto che i vaccini a mRna sono efficaci e dovrebbero prevenire la maggior parte delle infezioni. Chi è completamente immunizzato e contrae il virus, dovrebbe avere una forma più lieve e breve e diffondere meno il virus».

Sono 597 i pazienti ricoverati in terapia intensiva per il Covid in Italia, con un calo di 29 rispetto a ieri nel saldo quotidiano tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri, secondo i dati del ministero della Salute, sono stati 21 (ieri erano stati 30). I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono 3.876, in calo di 277 unità rispetto a ieri. In isolamento domiciliare ci sono 160.766 persone (-3.764). 


 

(fonte: La Stampa)