Napoli, crivellato di colpi mentre gioca a carte: così la Camorra giustizia il boss rivale

Ucciso il boss Salvatore Astuto nell’eterna faida tra i Mazzarella e i Rinaldi. La criminalità organizzata torna a regolari i conti in uno dei quartieri più poveri della città

NAPOLI. Come il 7 giugno del 2016, quando due sicari fecero irruzione in un circoletto ricreativo in un rione dimenticato dallo Stato e ammazzarono un boss della camorra «in fuga». Oggi come ieri l’ordine era non sbagliare. Non fare sopravvissuti. Solo che allora, sotto il fuoco di fila dei killer, finì anche un innocente.

Questo pomeriggio a Napoli la camorra è tornata a regolare i suoi conti in uno di quei circoli ricreativi rimediati alla meglio nei «bassi» dei quartieri più poveri della città. E lo ha fatto per uccidere. Salvatore Astuto, 47 anni, stava giocando a carte quando una pioggia di piombo lo ha investito. Circa una ventina i colpi di pistola esplosi. Tanti, tantissimi. A testimoniare la circostanza che chi ha agito lo ha fatto per ammazzare.

Non solo: chi ha premuto il grilletto era con buona probabilità anche un killer esperto, che nel circolo in vico Fico al Mercato Astuto non era da solo e l’errore, dato il numero elevato dei proiettili esplosi, era dietro l’angolo. Come accadde nel pomeriggio del 7 giugno del 2016, quando dall’altro lato della città, nel Lotto 0 a Ponticelli, due sicari del gruppo Rinaldi-Minichini aprirono il fuoco per uccidere il ras del «barbudos» Raffaele Cepparulo (fuggito dal suo rione, la Sanità, dove era in corso una faida tra il suo gruppo e il clan Vastarella) e spezzarono la vita anche a Ciro Colonna, un 19enne perbene che abitava in quel rione disgraziato dove le anime sono impastate col cemento e che si era intrattenuto a giocare con gli amici.

Salvatore Astuto è la sola vittima dell’agguato di questo pomeriggio. E nel mirino dei sicari ci è finito per la sua parentela ai Mazzarella, storica famiglia malavitosa che ha radici in più zone della città: la figlia ha sposato Alberto Mazzarella, ai vertici del «ramo» della famiglia con base nel Mercato. Un rapporto che faceva di Astuto un personaggio di primo piano della cosca, anche se a guardare i suoi trascorsi giudiziari non si trova traccia di precedenti di peso.

Ed è proprio nel «privato» di Astuto che i carabinieri della compagnia Stella stanno scavando per inquadrare un delitto dalla dinamica tutta da definire: a poche ore di distanza dal raid, non è ancora chiaro se i 20 colpi di pistola siano stati esplosi da più armi o da un’arma lunga. Né è chiaro il numero dei killer che sono entrati in azione. Ma è questione di ore prima che i carabinieri riescano ad avere un quadro più o meno completo.

Quanto al movente, tra le piste più accreditate – anche se in casi come questi nulla viene escluso a priori – vi è l’eterna faida tra i Mazzarella e i Rinaldi, le stesse due famiglie protagoniste dell’agguato che cinque anni fa costò la vita a Ciro Colonna e al boss Cepparulo. Le stesse due famiglie che il 9 aprile del 2019 hanno scritto un altro agguato di particolare impatto: nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, a pochi passi dall’ingresso di una scuola per l’infanzia, un commando entrò in azione e sparò, uccidendolo, a Luigi Mignano, cognato del ras detenuto Ciro Rinaldi.

Con Mignano c’era il nipotino di 3 anni, che solo per fortuna non rimase ferito: il piccolo era ancora in macchina quando i sicari agirono. Emblematica del pericolo scampato dal bambino e dall’atrocità dell’azione è la foto della scena del crimine che ha immortalato, appoggiata a un’aiuola e a pochi centimetri dal cadavere, lo zainetto di Spiderman che Mignano teneva in mano prima di essere sorpreso dai sicari del gruppo D’Amico-Mazzarella.

(fonte: La Stampa)