Obbligo di Green Pass. Si va verso la proroga almeno fino a marzo

La carta del governo per convincere i non vaccinati Ancora su i contagi: 4000 in 24 ore. Risalgono i ricoveri 

Con i contagi che riprendono a salire toccando ieri il picco più alto del mese a quota 4.054, il governo è pronto a calare la carta della proroga almeno fino a marzo del Green Pass obbligatorio. Una mossa da annunciare quanto prima per spingere verso il vaccino No Vax e No Pass, che fino ad oggi si erano fatti due conti, sperando con una spesa più o meno di 200 euro al mese in tamponi di tirare avanti così fino al 31 dicembre, scadenza al momento fissata dal governo tanto per il certificato verde che per lo stato di emergenza. Che non si vogliano fare sconti a chi frena la ripresa rifiutando il vaccino lo confermano anche le parole pronunciate ieri da Mattarella, il quale dopo aver ricordato «che in Italia la campagna vaccinale ha più successo che altrove», ha poi puntato il dito contro i No Vax affermando che «non possono prevalere i pochi che vogliono far imporre le loro teorie antiscientifiche, con una violenza a volte insensata».

Se la proroga del Green Pass appare pressoché scontata ancora in ballo è quella dello stato di emergenza.

Ma è chiaro che se con la stagione fredda i segnali di oggi dovessero trasformarsi in una vera e propria nuova ondata anche lo stato di emergenza dovrebbe essere prorogato, per lasciare al suo posto il commissario Figliuolo e concedere al governo la possibilità di legiferare per le vie brevi dei dpcm anziché quelle parlamentari dei decreti legge. Questo almeno fino a tutto febbraio, anche perché andare oltre non si può, salvo modificare la legge, che oltre due anni di legislazione emergenziale non consente di andare.

Del resto che bisognerà procedere ancora per piccoli passi lo conferma il timing scandito ieri dal sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri. «Ci vorrà cautela nel cancellare le misure restrittive. Toglieremo prima il distanziamento, poi le mascherine al chiuso e infine il green pass” è il percorso a tappe tracciato.

Anche sulle terze dosi agli under 60 la strada sembra segnata. Dopo le aperture del presidente dell’Iss Brusaferro e del coordinatore del Cts Locatelli ieri a dire la sua è stato Guido Rasi, ex direttore dell’Ema e attuale consigliere del commissario straordinario. «Da gennaio si potrà scendere sotto i 60 anni, per poi estenderla progressivamente, anche se non proprio a tutti». Parole che lasciano intravedere un’agenda della terza dose cadenzata sui sei mesi di distanza della seconda, già fissati per la sua somministrazione. Che significa da gennaio a febbraio chiamare alla puntura “ter” i cinquantenni e da marzo ad aprile i quarantenni, sperando che il virus abbia nel frattempo abbassato la testa non rendendo più necessario andare oltre. I segnali del bollettino di ieri non sono però buoni. Oltre a sfondare il tetto dei quattromila contagi la pandemia fa aumentare ricoveri e morti, altri 48 nelle ultime 48 ore. E dove si fanno meno vaccini, come in Alto Adige, si è già oltre i 100 casi settimanali ogni 100mila abitanti. Il doppio della soglia di sicurezza.

(fonte: La Stampa)