Covid, i positivi a Omicron ora sono l’81%. Delta al 19%

Cauda (Gemelli): «La variante sudafricana è dominante già da tempo solo che finora non risultava per difficoltà di tracciamento» 

ROMA. «In Italia il 3 gennaio la variante Omicron era predominante, con una prevalenza stimata all'81%, con una variabilità regionale tra il 33% e il 100%, mentre la Delta era al 19% del campione esaminato.» Sono questi i risultati definitivi dell'indagine rapida condotta dall'Istituto Superiore di Sanità e dal ministero della Salute insieme ai laboratori regionali e alla Fondazione Bruno Kessler. Un netto sorpasso che non sorprende il professor Roberto Cauda, direttore dell’Unità operativa complessa di Malattie Infettive del Policlinico Gemelli, revisore dei parametri Covid del governo e consigliere scientifico dell’Agenzia europea del farmaco (Ema). Spiega alla Stampa.it l’ordinario di Malattie Infettive dell’Università Cattolica del Sacro Cuore: «La variante sudafricana è dominante già da tempo solo che finora non risultava per difficoltà di tracciamento. Gli studi scientifici pubblicati sulle principali riviste e l’andamento della pandemia in altri paesi lasciano supporre che i dati sulla diffusione di Omicron in Italia fossero largamente sottostimati e adesso le rilevazioni dell’Istituto superiore di Sanità lo confermano». 

Mappa di Omicron

Ormai in Basilicata sul fronte Covid circola solo lei, la variante Omicron di Sars-CoV-2. Delta azzerata. Il mutante segnalato per la prima volta dal Sudafrica si prende la scena, secondo la fotografia scattata il 3 gennaio dall'indagine rapida condotta dall'Istituto superiore di sanità e dal ministero della Salute, insieme ai laboratori regionali e alla Fondazione Bruno Kessler. Delta non si è arresa soltanto in Valle d'Aosta, dove mantiene una prevalenza del 66,7% e Omicron è ferma al 33,3%. E il suo declino appare più lento nella Provincia autonoma di Bolzano, dove il sorpasso c'è stato (Omicron è al 54,2%), ma Delta si tiene una fetta del 41,7%. Avanzata di Omicron meno rapida che altrove anche in Friuli Venezia Giulia (64,6%, Delta 35,4%) e in Veneto, dove la nuova variante è al 66,1% e Delta al 33,9%.

Scenario
Nel resto d'Italia lo scenario è quello di una salita netta e decisa, a velocità diverse ma ormai una realtà consolidata. Se su 535 campioni lucani positivi, ne sono stati sequenziati 11 e tutti erano Omicron. Delta è già sotto il 10% in 4 Regioni: oltre alla Basilicata, succede in Molise dove Omicron è al 97,8% e Delta al 2,2%, in Umbria dove è scesa al 6,7% e Omicron è a quota 93,3%, in Puglia dove Omicron è al 91,9% e Delta all'8,1%. Vicine al 90% di Omicron ci sono anche la Toscana (89,2%), e la Lombardia (88,7%). Il Lazio vede Omicron all'85,4% e Delta ormai minoritaria al 14,6%. Nelle Marche Omicron è all'82%, in Sardegna all'83,3%. Restano sotto l'80%, ma non troppo lontane, Emilia Romagna (79,4%), Sicilia (78,8%), Abruzzo (77,8%), Piemonte (76,8%), Liguria (76,7%), Provincia autonoma di Trento (76%), Calabria (71,4%) e Campania (70,9%) .

Andamento
«Auspico che il 2022 sia Covid-free, se non tutto, almeno parte dell'anno. Ma intanto fa paura il numero molto alto di decessi e di infezioni (cresciute per settimane in percentuale del 150%). Io credo che il picco possa essere a fine gennaio- sottolinea il professor Cauda-. Tutto questo è sicuramente dovuto alla variante Omicron, che è già diventata prevalente nel nostro Paese a dicembre. In Francia vediamo 300 mila contagi al giorno, in Usa un milione. Abbiamo una situazione piuttosto difficile che richiede prese di posizione rapide per poter cercare di fronteggiarla, anche se noi sappiamo che l'unico modo per poter avere una vera e propria barriera nei confronti di questa diffusione del virus è rappresentato del vaccino». Prosgue l’infettivologo: «Studi indicano che Omicron dà forme meno gravi ma quando la platea dei contagiati è così ampia è chiaro che anche l'1% di forme gravi determina quello stress che stiamo vedendo su ospedali e terapie intensive e quell'aumento dei decessi».

(fonte: La Stampa)