Grillo, dai trasporti a Philip Morris ecco la catena di triangolazioni e sospetti di conflitti d’interesse del blog

Il comico esordì attaccando “lo Psiconano”: «Qui o si risolve il conflitto di interessi o continueremo a prenderlo in quel posto». E sul caso Philip Morris, Casaleggio rispondeva: «Conflitto io? Perché? Non firmo mica i decreti»

«Qui o si risolve il conflitto di interessi o continueremo a prenderlo in quel posto», scriveva Beppe Grillo sul suo blog il 24 gennaio 2007. «Il conflitto d’interesse è un mestiere», era titolato quel post in cui Grillo attaccava, nell’ordine: lo psiconano (ossia Berlusconi), Confalonieri, Fassino, Frattini, Dario Franceschini, reo di aver escogitato una proposta di soluzione del conflitto d’interessi berlusconiano che, a detta di Grillo, era peggiore di quella di Frattini e cioè era complice del Cavaliere. «Tutto il Sistema – scriveva Grillo - è in conflitto di interessi: banche, pubbliche amministrazioni, università, informazione, mercato dei farmaci, calcio, Autorità di garanzia, cooperative, partiti».

E ora, la Nemesi: i conflitti d'interessi di Grillo, breve rassegna (politica, non penale). I due casi Moby e Philip Morris (la procura arriva alla vicenda Grillo-Onorato attraverso l’indagine sui rapporti commerciali della Casaleggio associati con alcune multinazionali come Philip Morris e Moby, appunto) sono la punta emersa dell’iceberg: un «accordo di partnership» con il sito beppegrillo.it (per il 2018 e 2019, 120 mila euro all’anno) e una consulenza per la Casaleggio Associati (Davide Casaleggio non è indagato) erano alla base di una serie di pagamenti effettuati dalla Moby spa di Vincenzo Onorato, ritenuti sospetti dall’Unità di informazione finanziaria di Bankitalia già nel 2019, quando La Stampa li scoprì, e trasmessi alla Guardia di Finanza. Il contratto con la Casaleggio era di 600 mila euro in tutto per tre anni a partire dal 2018, e poi prevedeva anche premi di risultato di 250 mila euro se fossero stati raggiunti alcuni obiettivi per il primo anno e altri 150 mila per il secondo. Il documento dell’Uif ipotizzava che quei contratti fossero, testuale, «il tentativo di sensibilizzare una forza politica di governo a sostenere la campagna per modificare le norme sull’imbarco dei marittimi sulle navi italiane».

Se sia così, diranno i giudici. Per gli inquirenti, l’accordo era «volto ad acquisire visibilità, con finalità pubblicitarie, per il proprio brand sul blog Beppegrillo.it, nonché attraverso canali redazionali social della Beppe Grillo srl, avvalendosi del loro supporto redazionale». E qui i possibili conflitti d’interessi di Grillo incrociano la Casaleggio associati, perché tutti i canali online di Grillo erano notoriamente gestiti lì.

La Stampa pubblicò la lista delle fatture pagate dalla Philip Morris in consulenze alla Casaleggio, poco meno di due milioni e quattrocentomila euro lordi (Davide Casaleggio rispose che non esisteva nessun conflitto d’interessi perché «io non firmo decreti, né voto leggi, e non ho mai fatto ingerenze»). L’azienda Deliveroo, scrisse Il Fatto, sponsorizzava eventi della Casaleggio (mentre il M5S si mostrava impegnato per i rider senza arrivare a nulla, e i rider andarono a protestare proprio sotto la sede milanese della srl). Come anche Flixbus, i bus a basso costo; Fonarcom, il fondo per la formazione dei lavoratori. Davide Casaleggio scrisse al Fatto quotidiano ricordando, non senza una punta di veleno: «Anche Il Fatto quotidiano si rivolse alla Casaleggio associati per avviare la sua presenza online».

Linkiesta elencò una serie di soggetti che avevano avuto rapporti commerciali con la srl che curava all’epoca il blog di Grillo, e il cui presidente gestiva anche la piattaforma online del M5S: dal Gruppo GeMS a Banca Intesa, Moleskine, Expedia, per citarne solo alcuni.Le partnership sono state tantissime, da Microsoft in giù. Huawei, a una domanda de La Stampa, negò di aver avuto rapporti con il blog di Grillo o con Casaleggio srl. La Stampa pubblicò consulenze della Casaleggio per colossi farmaceutici come Gilead. Tutto legittimo, ma in questi rapporti influiva anche in qualche modo la prospettiva di indirizzare gli atti legislativi del M5S? Nel 2020, la Grillo srl è andata in rosso. I «ricavi delle vendite e delle prestazioni» sono scesi da 240.538 euro (del 2019) a 57.939 euro. Un’epoca, forse, si sta chiudendo

(fonte: La Stampa)