Covid: le Regioni chiedono il cambio di colori, Omicron risponde con il picco di contagi

Mai tanti nuovi casi (quasi 230 mila) e 434 morti in un giorno. Piemonte, Friuli e Sicilia rischiano di finire in zona arancione

ROMA. Alle Regioni che chiedono al governo di mollare la presa su quarantena dei vaccinati e tamponi per il ritorno alla libertà, il virus ha replicato ieri con il nuovo record di contagi da inizio pandemia: 228.179, circa ottomila in più del punto massimo toccato proprio una settimana fa. Quando però i ricoverati in più nelle terapie intensive erano 71 e quelli nei reparti di medicina 727, mentre ora le prime riacquistano due letti e i secondi ne perdono solo 220. E se l’11 gennaio in una settimana i contagi erano più che raddoppiati ora la risalita è solo del 10%. Segno che nonostante tutto la quarta ondata si sta raffreddando. E poi basta vedere gli attualmente positivi, chiusi in quarantena o ricoverati, ieri nonostante il boom di contagi erano solo 22 mila in più del giorno prima, perché per la prima volta da prima di Natale infettati e guariti quasi si equivalgono. Anche i 434 morti, che restano tanti, troppi, hanno però una spiegazione. Prima di tutto il martedì risente sempre delle notifiche in ritardo del weekend e poi, come le precedenti ondate ci hanno insegnato, quella dei decessi è l’ultima curva a scendere.

Le proposte al governo
Resta il problema della pressione sugli ospedali, gestibile nelle terapie intensive, con 1.715 letti occupati, il 18% del totale. Ma la situazione inizia a farsi critica nei reparti di area medica, dove il tasso di occupazione è al 29,8%, un livello poco distante dal picco della prima ondata, con regioni come la Liguria al 39,8%, la Valle d’Aosta addirittura al 57,1%, numeri questi ultimi da rosso lockdown, dove la Vallée rischia di ritrovarsi se un solo letto in terapia intensiva finirà per essere occupato. Il presidente della Regione, Erik Lavevaz, lancia una proposta per scongiurare la chiusura degli impianti da sci: la «franchigia» di 5 letti in terapia intensiva per le piccole regioni che rischiano di finire in lockdown per una manciata di ricoveri. Ma con gli attuali tassi di occupazione dei posti letto in questo momento da lunedì finirebbero in fascia arancione anche Piemonte, Sicilia e Friuli Venezia Giulia, mentre vicine alla zona retrocessione sono anche Abruzzo, Trentino e Marche.

Non a caso le Regioni hanno aggiunto alle loro sette richieste al ministero della Salute anche quella di mettere in soffitta il meccanismo dei colori. Che in caso di passaggio in arancione, cambia la vita solo ai non vaccinati, che non possono più spostarsi dal proprio comune, e a chi utilizza i mezzi di trasporto pubblico, la cui capienza si riduce dall’80 al 50%. Ma le capienze scendono al 50% anche in cinema, teatri e stadi già al solo passaggio in giallo. E a proposito di partite la sottosegretaria allo Sport, Valentina Vezzali, ha aperto a un ritorno agli stadi mezzi pieni dopo la sosta di fine gennaio.

Scuola, regole più semplici
Ma le Regioni continuano a chiedere anche di abrogare del tutto la quarantena per gli asintomatici con terza dose o, in subordine, di ridurla a 5 giorni senza più tampone in uscita. Che è poi quanto già deciso da Israele e Usa. Mentre l’altra proposta di lasciare al loro posto medici e infermieri con tre dosi, positivi ma asintomatici, è stata bollata come «sciagurata» dal sindacato dei medici ospedalieri Anaao a da «irresponsabili» da parte del presidente dell’Ordine dei medici, Filippo Anelli. Intanto il ministro Speranza ha inviato alle Regioni la lettera con la quale apre ufficialmente il tavolo di confronto. Ai «suoi» ha però già dato indicazione di discutere su tutto ma non decidere su nulla. Almeno fino a quando contagi, morti e ricoveri si manterranno su questi livelli.

Sulla scuola però il ministro dell’Istruzione Bianchi ha fatto sapere ai governatori di stare lavorando a una semplificazione, che le Regioni vorrebbero limitasse tamponi e isolamento ai soli positivi. Che serva fare qualcosa lo dicono anche i presidi dall’Anp, che denunciano: «Il 50% delle classi è già in Dad». Sono meno della metà, replicherà oggi in Parlamento Bianchi.

(fonte: La Stampa)