Il nuovo piano Alitalia punta su Usa e Asia. Resta il nodo esuberi

Alcuni aerei della compagnia Alitalia all'aeroporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino

Di Maio promette zero tagli, ma sono in 1.700 a rischio. La bozza di progetto di Fs e Delta affinata con Atlantia

ROMA. Sono iniziati i primi contatti tra i nuovi possibili soci di Alitalia per mettere a punto il piano industriale. Il progetto dovrebbe essere pronto entro la prima metà di settembre. Tre gli aspetti che saranno approfonditi: l’aumento delle rotte, il miglioramento della qualità dei servizi a terra e chiaramente l’aumento dei ricavi. La bozza di piano finora studiata da Ferrovie e Delta potrebbe dunque subire delle modifiche. Fonti finanziarie spiegano comunque che il piano è stato visto da Fs assieme a una delle prime compagnie al mondo, cioè Delta, e ora potrà essere affinato e condiviso con Atlantia.

La compagine societaria della nuova Alitalia sarà composta comunque da Fs con un 35% circa, dall’americana Delta con il 15%, dal ministero dell’Economia con un altro 15% e dalla holding della famiglia Benetton, Atlantia, col 35%. Sono loro che dovranno trattare nei prossimi due mesi per trovare una quadra e dare forma al piano industriale, che dovrebbe valere un miliardo di euro.Di sicuro ci saranno dei tagli al personale, nonostante il vicepremier Luigi Di Maio abbia parlato di un rilancio «vero», senza tagli all'occupazione. In realtà gli esuberi dovrebbero essere appunto tra i 1.700 e i 2.000 (sugli 11.500 lavoratori totali), in pratica lo stesso numero di chi è attualmente in cassa integrazione. A subire di più dovrebbe essere il personale di terra. Prima però c’è da affrontare la discussione sul piano industriale.

L’obiettivo dei ricavi
Come detto tra i punti su cui si concentreranno i soci ci sono i ricavi, l’obiettivo è aumentare i margini sui mercati più profittevoli (come Stati Uniti e Asia). Di conseguenza c’è chi suggerisce di aumentare le rotte per l’America del Sud e anche verso la Cina (tra le ipotesi c’è Shanghai, mentre Pechino attualmente è in perdita); andrebbero riviste invece alcune tratte nazionali, che nel tempo potrebbero essere sostituite dall’Alta velocità. Tra gli obiettivi peraltro ci sarebbe quello di aumentare la produttività, facendo volare di più gli aerei di Alitalia, il cui numero comunque potrebbe scendere dai 117 attuali a 105. Un altro aspetto su cui intervenire è quello dei servizi a terra, che andrebbero migliorati seguendo il modello di quanto fatto a Fiumicino da Aeroporti di Roma (società del gruppo Atlantia).

Intanto la battaglia politica su Alitalia continua, con le opposizioni che fanno notare come Di Maio abbia in sostanza fatto retromarcia, dopo le accuse rivolte verso Atlantia a partire dallo scorso agosto col crollo del Ponte Morandi. Parole pronunciate in alcuni casi a mercati aperti: la Consob ha avviato degli approfondimenti. Sulla trattativa si sono pronunciati i sindacati. «Ci aspettiamo come parti sociali al più presto una convocazione del ministero per il piano industriale», spiega il segretario della Filt Cgil Fabrizio Cuscito. Stesso concetto espresso dal segretario della Uiltrasporti Claudio Tarlazzi, che conferma lo sciopero del 26 luglio. «L’ingresso di Atlantia garantisce una seria professionalità e solidità economica, ma ora bisogna ben amministrare il poco tempo rimasto. È determinante chiudere entro la fine di settembre», dice Marco Veneziani, presidente dell’Anp.

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