L’Unione Europea lancia le nuove norme a tutela dei rider: introdotti i criteri per assumerli come dipendenti

Si stima che siano più di 28 milioni per la consegna di cibo in bicicletta o motorino, e ci si attende che questo numero cresca fino 43 milioni nei prossimi quattro anni, entro il 2025

BRUXELLES. Il datore di lavoro dovrà dimostrare che il suo ciclo-fattorino non è un dipendente. La Commissione europea procede alla riforma del mercato del lavoro dei rider, con nuove regole rivolte alle piattaforme digitali di consegne a domicilio. Deliveroo, UberEats, Glovo, Just Eat e il mondo dellaa Gig economy sono avvisati: se le nuove norme saranno approvate da Consiglio e Parlamento i lavoratori si considereranno subordinati e non più autonomi, e l’onere della prova sarà a carico dell’impresa.

L’esecutivo comunitario mette i paletti ad un settore tanto in crescita quanto in disordine. A Bruxelles si stima che siano più di 28 milioni le persone che lavorano attraverso piattaforme digitali nell’UE per consegna di cibo in bicicletta o motorino, e ci si attende che questo numero cresca fino 43 milioni nei prossimi quattro anni, entro il 2025. Il team von der Leyen rileva che però attualmente più della metà di questi rider (55%), percepisce meno del salario minimo orario del Paese in cui percorre le strada in sella a una due ruote. Non solo. L’inquadramento come autonomi esclude da tutta una seria di diritti e tutele, quali assicurazione sanitaria e ferie retribuite. Ci sarebbero almeno 5,5 milioni di lavoratori che già adesso potrebbero non essere indipendenti ma subordinati.

«Le piattaforme di lavoro digitali svolgono un ruolo importante nella nostra economia in quanto portano innovazione, forniscono posti di lavoro e aiutano a soddisfare la domanda dei consumatori», premette Valdis Dombrovskis, vicepresidente esecutivo della Commissione europea responsabile per un’Economia al servizio delle persone. Ma, criticam «le persone sono al centro di questo modello di business e hanno diritto a condizioni di lavoro dignitose e protezione sociale».

Bruxelles stabilisce dunque cinque criteri per stabilire quando un rider può essere inquadrato come dipendente. Il primo riguarda il livello di salario, se è determinato o fissato. C’è poi l’elemento della supervisione dell’esecuzione del lavoro attraverso mezzi elettronici. Quindi va verificato e comunicato tutto ciò che riguarda la limitazione della libertà di scegliere l’orario di lavoro o i periodi di assenza, di accettare o rifiutare compiti e di utilizzare subappaltatori o sostituti (tutte prerogative naturali di un lavoratore autonomo). Quarto criterio, la possibilità, per la piattaforma, di stabilire regole specifiche vincolanti su aspetto, comportamento o esecuzione del lavoro. Infine, verificare il grado di «esclusiva», cioé se il lavoro da fattorino limita la possibilità di eseguire altri lavori per altri soggetti.

Basterà l’esistenza di due sole di queste cinque condizioni per far scattare lo status di subordinato. Resta salvo il diritto di scelta del lavoratore, che resta libero di rimanere autonomo. Ma le piattaforme dovranno comunque dimostrare che i loro rider non sono impiegati veri e propri.

Non finisce qui. La stretta contro la Gig economy prevede norme «anti-algoritmo», attraverso l’obbligo di comunicare alle autorità nazionali le «informazioni essenziali» sulle attività delle piattaforme digitali e sulle persone che lavorano nel circuito, e spiegazioni su assegnazione dei compiti, valutazione del lavoro svolto, e provvedimenti disciplinari.

La Commissione europea si spinge anche oltre. In allegato al progetto di direttiva per il settore figurano delle linee guida di portata generale che intendono riconoscere il diritto di contrattazione collettiva per tutti i lavoratori autonoma, inclusi i giornalisti freelance. «Chiariamo che che non si violano le regole di concorrenza se questi lavoratori cercano di organizzarsi e regolarsi attraverso la contrattazione collettiva», sottolinea Nicolas Schmit, il commissario per il Lavoro e gli affari sociali.

(fonte: La Stampa)