Scozia, 5 anni fa quella Brexit non voluta che ora incoraggia all’indipendenza. In attesa dell’aiuto Ue

Il movimento Europe for Scotland: “L’Unione chiarisca che, in caso di refrendum, le porte sarebbero spalancate”

“Non ci toglieranno mai la libertà” gridava William Wallace, interpretato magistralmente da Mel Gibson, all’esercito scozzese prima della battaglia di Stirling Bridge. Una libertà che, a più riprese e con pareri contrastanti, la Scozia ha rivendicato nella sua storia e che oggi soffia sulle ceneri ancora calde della Brexit. 
Era il 23 giugno del 2016, esattamente 5 anni fa, quando il popolo britannico veniva chiamato ad esprimersi in un referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea. L’esito è storia nota che si è materialmente concretizzata il 31 gennaio 2020 con l’uscita definitiva dall’Unione dopo lunghi mesi di negoziati. Ma se, in termini generali, il divario tra favorevoli e contrari fu piuttosto ridotto (52% Sì contro i 48% No), in Scozia la popolazione si espresse in modo molto più netto a favore della permanenza in Ue: il 62% degli scozzesi, infatti, votò per rimanere nell’Unione e nessuno dei “district” (delle circoscrizioni) si schierò a favore della Brexit. 

La lettera all’Europa
Un lustro più tardi il sentimento dalle parti di Glasgow sembra non essere cambiato, tanto che il 29 aprile scorso, in occasione delle elezioni e su iniziativa dell’intellettuale inglese Anthony Barnett, è stata lanciata la campagna “Europe for Scotland” per rivendicare il sentimento europeista che continua a divedere il Regno Unito: «Cinque anni fa la Scozia votava per rimanere nell’Unione europea, una maggioranza distribuita su tutto il territorio ― racconta Andrea Pisauro, ricercatore italiano e co-coordinatore da Oxford della campagna ―. La cosa che colpisce è che in tutti questi anni è stata ignorata la diversità di vedute tra Scozia e Inghilterra, così come sono state ignorate tutte le proposte di compromesso portate avanti dal governo e dal parlamento scozzese, tradendo così la volontà popolare». Una lettera aperta da parte del movimento è stata dunque indirizzata “all’attenzione dei presidenti e capi di stato dei paesi membri della Eu, ai membri del Parlamento Europeo e della Commissione Europea”, chiedendo che l’Unione indichi chiaramente e “prima di qualsiasi referendum sull’indipendenza”, un cammino condiviso che permetta alla Scozia di diventare un paese membro. 



Favorevoli al referendum
Un’indignazione che, diversamente da quanto si potrebbe credere, non è solo scozzese: anche dall’Inghilterra, infatti, il voto della Brexit viene visto come una chiara testimonianza di una sua mancanza di autonomia e di emancipazione degli inglesi dai cugini scozzesi. «La Scozia ha diritto ad un referendum in virtù del cambiamento costituzionale che le è stato imposto – prosegue Pisauro –. Posso dunque dire che la totalità dei nostri firmatari (oltre 10mila) è a favore del referendum, ma non per forza dell’indipendenza. Dal nostro punto di vista, il focus è un altro: è importante che l’Europa chiarisca alla Scozia che, qualora diventasse indipendente, le porte per rientrare in Ue sarebbero spalancate».
Ad oggi la campagna è stata appoggiata da numerosi intellettuali di 30 paesi europei, tra questi anche gli italiani Roberto Saviano e Elena Ferrante. 

(fonte: La Stampa)