La storia di Shoichi Yokoi, “soldato fantasma” tra i più longevi del Giappone

50 anni fa, veniva ritrovato sull'isola di Guam. Come altri aveva continuato a combattere per il suo paese anche se la Seconda Guerra Mondiale era finita da tempo 

«Provo vergogna a tornare vivo». Ha appena rimesso piede nel suo paese dopo aver vissuto nella giungla per 28 anni, per 27 combattendo un conflitto che non esisteva più. Ma quelle, secondo le cronache, sono le parole di Shoichi Yokoi una volta tornato in Giappone. Sono passati esattamente 50 anni dal 24 gennaio 1972, giorno in cui Yokoi viene ritrovato sull'isola di Guam. Yokoi è uno dei cosiddetti "soldati fantasma" che hanno continuato a combattere per il Giappone anche se la Seconda Guerra Mondiale era finita da tempo. Una "divisione" della quale lui è tra gli esponenti più celebri per la durata del suo "esilio."

Nascosto in una grotta, per lui la guerra non era mai finita e il Giappone non si era mai arreso agli Stati Uniti. Per lui le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki non erano mai state sganciate. Nonostante non avesse più incontrato militari del campo avverso da quasi tre decenni, il sergente dell'Esercito imperiale giapponese non aveva mai abbandonato la sua missione su un'isola considerata strategica nel confronto sul Pacifico. Tanto che oggi Guam è incorporata al territorio americano e ospita delle basi militari statunitensi, tornate di recente agli onori della ribalta per le nuove tensioni tra Washington e Pechino. Ma questa è un'altra storia.

La storia di Shoichi Yokoi comincia invece nel 1941, quando da sarto di 26 anni viene arruolato e spedito in Manciuria. Nel 1943 viene invece inviato a Guam dove Tokyo è impegnata a cercare di tenere il fronte del Pacifico di fronte all'avanzata statunitense. La resistenza giapponese si sfalda nel 1944 e l'esercito americano conquista l'isola. Yokoi si nasconde in una grotta per non essere catturato insieme a un gruppetto di commilitoni. La piccola pattuglia fa parte di un contingente di circa cinquemila soldati nipponici che si rifiutano di arrendersi agli Alleati, preferendo una vita da fuggiaschi al disonore di diventare prigionieri di guerra. Sintomo della cultura dell'onore e del sacrificio tipica della tradizione giapponese.

Ma col passare degli anni alcuni perdono la vita e altri si arrendono all'avversario. Solo altri due restano con lui fino alla fine, morendo nel 1964 in seguito a un'inondazione. Yokoi resta completamente isolato per otto lunghi anni. Provvisto solo delle dotazioni militari, inizia a impiegarle come utensili, fabbricando degli abiti improvvisati con la fibra ricavata dalle piante dell'area.

Fino a quando, la sera del 24 gennaio 1972, due pescatori locali lo avvistano ai bordi del fiume Talofofo. Sono loro a portarlo dalle autorità locali, dopo averlo immobilizzato. Sì, perché Yokoi li attacca pensando fossero nemici. I medici lo descrivono in buona salute ma anemico a causa di una dieta caratterizzata dall'assenza di sale. Per sopravvivere, d'altronde, si era cibato anche delle cortecce degli alberi oltre che di frutta come mango e papaia e di quanto riusciva a cacciare, soprattutto durante le ore notturne. E soprattutto rane e topi.

A marzo del 1972 fa ritorno in Giappone, dopo aver appreso che la guerra era finita e lui era rimasto nascosto invano. D'altronde, lui aveva solo seguito gli ordini. "A noi soldati giapponesi era stato detto di scegliere la morte di fronte alla disgrazia di essere catturati vivi", spiega qualche anno dopo in un'intervista. Dopo il suo ritorno viene ricevuto al Palazzo Imperiale da Naruhito e riceve una piccola pensione oltre all'equivalente di 300 dollari di stipendio arretrato. Diventa in fretta una celebrità, gli vengono dedicati libri e film documentari. Prima di reinventarsi istruttore in corsi di sopravvivenza, nel 1974 si candida alle elezioni puntando ad avviare una carriera politica. Senza successo. D'altronde, proprio lo stesso anno il primato di "soldato fantasma" più longevo gli viene tolto dal tenente Hiroo Onoda, che accetta di lasciare la sua postazione presso l'isola di Lubang (Filippine) solo dopo che il suo ex comandante gli va a comunicare di persona la fine dell'incarico.

Tra leggenda e realtà, anche nei decenni successivi si sono verificati diversi avvistamenti di presunti soldati giapponesi su isole più o meno remote. Ma il caso di Yokoi resta, insieme a quello di Onoda, il più celebre. Ancora oggi, a 50 anni dal suo ritrovamento e a quasi 25 dalla sua morte (avvenuta per infarto il 22 settembre 1997), la sua vicenda racconta molto della storia recente del Giappone.

(fonte: La Stampa)