Meloni show tra Dio, attacchi alle banche e patto anti-inciucio

Scalda il bacino di San Giovanni stordito dal sole e dagli interventi sonnolenti dei governatori e di  Berlusconi

ROMA. Giorgia Meloni ruba la piazza a Matteo Salvini. Lo fa deliberatamente, allungando il suo discorso ben oltre i dieci minuti concessi agli altri e chiamando gli applausi, frase dopo frase, con l'abilità della professionista del comizio che le arriva dalla sua esperienza ventennale. Tutti gli argomenti cari alla destra sono snocciolati uno dopo l’altro. Il popolo contro le élite, chiuse alla Leopolda o nella “scatola di sardine” di Montecitorio. Bibbiano e i bambini rubati, “uno schifo, noi andremo fino in fondo”. I valori della tradizione. Dio, patria, famiglia. Il coraggio di tassare “le multinazionali, i giganti e web e gli extracomunitari evasori” anziché le merendine. La critica alle banche, beneficiarie “dei più grandi favori fiscali” mai visti. Ogni capitolo un boato di approvazione, fino all'ovazione che accoglie la richiesta di trovare i soldi che servono al Paese levando il reddito di cittadinanza a "nomadi, delinquenti e terroristi".

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Il giorno prima della manifestazione, la segretaria di Fdi aveva polemizzato per la presenza esclusiva sul palco dei simboli leghisti e per la sensazione di essere ospite in casa d’altri. Ora si prende una clamorosa rivincita comportandosi come se la piazza fosse cosa sua e a lei toccasse l'intervento principale. Le riesce benissimo anche perché questa è Roma e Matteo Salvini, per quanto potente e amato, per quanto circondato da migliaia di fan arrivati dal Nord, resta pur sempre un leader “straniero”, erede di una filiera politica che con la città non è mai andata d’accordo.

Così, è Giorgia che scalda il bacino di San Giovanni stordito dal sole e dagli interventi sonnolenti dei governatori e di Silvio Berlusconi, ma anche quella che si intesta l’appello più forte (e più polemico) all'unità del centrodestra: chiede a "Silvio e Matteo" di sottoscrivere, subito e pubblicamente, un patto che dica: mai col Pd, mai col M5S. Il sottotesto è evidente. Gli alleati che oggi criticano sinistre e grillini, quando ne hanno avuto l’opportunità e l’interesse, hanno fatto patti di governo con Renzi e con Di Maio. Lei no. Lei è la sola che può sventolare il gonfalone della coerenza. Il gran catino di San Giovanni esulta, si sbraccia, mentre dal sottopalco un gruppo di militanti fa partire fumogeni tricolori. Insomma, il comizio sembra già finito. Sono le cinque passate, molti si devono incamminare verso i pullman tantoché lo speaker é costretto a dare indicazioni per il deflusso della piazza. E però, piccolo dettaglio, manca ancora Salvini, che dovrebbe essere il padrone di casa...

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