Letta: “Guai se l’Italia si limitasse a tornare al 2019”

Per il segretario Pd bisogna utilizzare i finanziamenti europei come leva per la crescita e non come semplice tamponamento dell’emergenza

Enrico Letta, parlando ai quadri del suo partito, ha fatto due affermazioni “macro-politiche” assai rilevanti. La prima: «Senza Next Generation Eu, sarebbe saltata l’Unione europea!» in quel modo aprendo la strada alla vittoria dei sovranisti che invece oggi sono in grave difficoltà». La seconda: ora c’è la possibilità  di trasformare questo tipo di investimenti così massicci da emergenziali in «permanenti». Una semplice possibilità, che per diventare concreta, è affidata essenzialmente alla capacità dell’ Italia di essere all’altezza della fiducia ricevuta: saper spendere e saper investire, nel senso di utilizzare i finanziamenti europei come leva per la crescita e non come semplice tamponamento dell’emergenza. Guai, ha detto Letta, se l’Italia si limitasse a tornare al 2019. 

Il segretario del Pd è intervenuto in apertura della seconda giornata de “Il mondo dopo, breve corso di buona politica”, la due giorni di dibattiti e contributi specialistici organizzati da remoto dalla Fondazione Pd guidata da Gianni Cuperlo. Letta si è concentrato su temi europei, con una premessa: «Scusatemi se sarò apodittico…». Certo, la prima affermazione hard (quella sul dissolvimento dell’Ue) è stata spiegata così: «Magari l’Unione non sarebbe saltata istituzionalmente ma si sarebbe afflosciata e il sovranismo avrebbe vinto». Invece l’Unione ha dato «una risposta rapida» e anche quantitativamente rilavante: «Non facciamoci fregare dalla suggestione dei 2000 miliardi di Biden, che certo non sono pochi. Ma se sommiamo i 750 miliardi del Recovery con la sospensione del Patto di stabilità, avremo una spesa per Paesi assai rilevante». 

E dunque, stavolta in Europa, ha prevalso «il principio di solidarietà», quello dell’«unione fa la forza« e un terzo principio anche questo non scontato: «Con una scelta politica si è puntato sulla sostenibilità anziché investire tutte le risorse sulla sopravvivenza immediata». 

(fonte: La Stampa)