Draghi contro la finale degli Europei a Londra: “Non va giocata dove c’è un picco dei contagi”. L’Uefa: “Nessun piano per cambiare sede”

Il premier si schiera contro le partite Wembley, soprattutto se saranno in presenza. La prima visita ufficiale in Germania si apre con una stoccata agli inglesi


Divisi dal calcio, ma uniti sull’europeismo e l’atlantismo. Eppure la prima visita di Mario Draghi, come presidente del Consiglio dei ministri, in Germania si apre con una stoccata all’Inghilterra: «Sono impegnato per portare la finale degli Europei lontano dal picco dei contagi». Un chiaro riferimento al Regno Unito dove nell’ultima settimana la variante Delta ha fatto esplodere contagi e ricoveri. Alla domanda se la partita conclusiva della competizione si possa giocare a Roma il prermier si è limitato a rispondere: «Di sicuro non va giocata in un Paese dove i contagi sono alti». E i 10mila nuovi contagiati in Inghilterra preoccupano parecchio l’Europa. 

La risposta dell’Uefa, in una nota, non apre però a ipotesi alternative: «La Uefa, la federazione inglese e le autorità inglesi stanno lavorando a stretto contatto con successo per organizzare le semifinali e la finale di Euro a Wembley e non ci sono piani per cambiare la sede di quelle partite».

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La presa di posizione del premier non ha colto di sorpresa la cancelliera tedesca Angela Merkel che – anzi  –ha più volte sottolineato il rapporto privilegiato costruito con l’ex presidente della Bce: «Non è certo la prima volta che viene Berlino, ma è la prima che è qui come Premier. Purtroppo a causa del Covid, non c’è stato il picchetto d’onore, ma recuperemo».

Una sinfonia apprezzata dal premier: «Il rapporto tra Germania e Italia è profondo duraturo e solido, la vicinanza delle vedute si è vista anche al G7» e si basa «sull'europeismo e atlantismo». A dividerci – ha sorriso Draghi – «è il calcio, ma le posizioni dei due paesi nei confronti degli Usa, Russia e Cina e degli Stati del Nord Africa sono molto vicine». Tuttavia, sul ricollocamento dei migranti «si sta discutendo i negoziati prenderanno del tempo ma c’è volontà di arrivare a una posizione congiunta e di mutuo beneficio». 

Draghi ha poi sottolineato anche il cambio di passo dell’esecutivo, come a rimarcare la distanza dai tempi in cui la Germania chiedeva all’Italia di «fare i compiti a casa». Il premier ha invece sottolineato che «il governo è impegnato in riforme, si usava dire un tempo strutturali, io direi di sistema, che rendono l’Italia più equa e sostenibile. Questo è l’impegno di questo governo e l’impegno continuerà. Per avere un’Europa più forte occorre avere un’Italia più forte».

Merkel ha poi parlato di Covid: «Siamo felici ovviamente che ci sia un sostanziale miglioramento della situazione ma sappiamo che il progresso è fragile e la quota di vaccini cresce ma non possiamo ancora dire che ci stiamo avvicinando all'immunità di gregge, essendo anche esposti a nuovi varianti. Seguiamo tutto con estrema attenzione». 

«La crisi sanitaria – ha fatti eco Draghi – ha contribuito a rendere i legami tra i due Paesi ancora più saldi e voglio ricordare l'aiuto offerto dalla Germania durante la prima fase della pandemia con il trasporto di molti pazienti italiani negli ospedali tedeschi e anche il sostegno decisivo della cancelliera nel lancio del Next Generation Eu».

(fonte: La Stampa)