Il Senato boccia Lotito, il seggio resta a a Carbone

Tramonta il sogno del presidente della Lazio. Complice un ordine del giorno approvato in aula, la palla torna ora alla Giunta per le elezioni e immunità

Claudio Lotito resta in panchina. Ma non c’entra il calcio: il Senato ha congelato il suo seggio, lasciandolo nel limbo politico in cui vive dal 2018. E sulla poltrona, conquistata allora in Campania nelle liste di Forza Italia, resta Vincenzo Carbone, migrato nel frattempo a Italia viva. Tramonta per ora, all'ultimo miglio, il sogno del presidente della Lazio. Complice un ordine del giorno approvato in aula, la palla torna ora alla Giunta per le elezioni e immunità. La stessa che un anno fa l’aveva salvato e che dovrà rettificare i dati su alcune schede finite al macero e non più verificabili.

Contemporaneamente lascia il posto Adriano Cario, senatore del Misto eletto in Sudamerica ma con l'ombra di brogli elettorali. Per l’'aula il suo seggio è decaduto. A seguirlo è la forzista Anna Maria Minuto che cede al ricorso del collega pugliese Michele Boccardi, che per questo aveva denunciato per “inerzia” perfino la presidente del Senato.

E un’altra contesa, più amara, si trasforma in duello tra Lega e Fratelli d’Italia alle prese con il seggio che fu di Paolo Saviane, il leghista morto ad agosto ed eletto in Veneto. Il partito di Giorgia Meloni aveva insistito perché il seggio restasse in Veneto, puntando sul “suo” Bartolomeo Amidei. Alla fine l’ha “spuntata” la Lega - proclamata la calabrese Clotide Minasi - ma Matteo Salvini non esita ad alzare la voce in aula: «Chiudiamo questa farsa e votiamo - chiede stizzito - Sono imbarazzato che si entri nel merito parlamentare su chi non c’è più».

Nella lunga giornata di avvicendamenti tra chi va e chi resta, il pallottoliere del Senato non cambia troppo. Per ora l'unica variazione riguarda il gruppo Misto che perde un seggio (con la decadenza di Cario). Uno in più potrebbe guadagnarlo il Pd, visto che il primo dei non eletti nella stessa circoscrizione è Fabio Porta dei Dem. Ma per un 'cavillo' formale, la sua proclamazione è stata rinviata. Di certo brucia l'ennesimo 'no' a Lotito, anche se non definitivo. In più, le votazioni di oggi confermano un trend recente, vissuto come uno spauracchio in vista delle elezioni per il presidente della Repubblica, ossia la non governabilità di alcuni parlamentari che, al voto in aula, non si allineano ai loro partiti. E’ il caso dei 7 senatori del Pd, protagonisti di un piccolo 'giallo' sul caso Lotito. Hanno votato contro la sospensiva proposta dal senatore Pietro Grasso, che di fatto temporeggiava sul ricorso del presidente laziale - chiedendo di acquisire maggiori dati - e salvando così Lotito, contro il “rivale” Carbone. A “denunciarli” sono stati i renziani accusando i Dem di votare insieme al centrodestra.

Uno di loro, Salvatore Margiotta, si è difeso rimarcando che invece «il no era un modo per dire che il Senato doveva esprimersi e non rinviare ancora». Una piccola ombra che non ha scalfito la soddisfazione di Iv («Siamo felicissimi per Carbone», è stato il commento a caldo di Matteo Renzi). Commossi invece per l’addio forzato Cario e Minuto. Il primo ha citato «la passione civile ereditata dal padre».

Ma non è bastata contro le contestazioni al suo seggio riscontrate dalla procura di Roma in un'indagine basata su perizie calligrafiche e analisi degli inchiostri su 2000 schede che riportano il nome di Cario a ripetizione, scritto dalle stesse mani. Emozionata anche la senatrice Minuto che ha rimarcato la lunga gavetta alle spalle e la «contraddizione insopportabile» nelle motivazioni di chi ha salvato Boccardi al suo posto. A chiudere la giornata arriva lo stop alla sospensiva sui ricorsi presentati da quattro parlamentari contro l'obbligo di green pass al Senato. Così ha deciso la commissione contenziosa che rinvia l'esame alla sentenza della Consulta sullo stesso tema attesa dopo il 15 dicembre. 

(fonte: La Stampa)