Senato, lettera aperta di giuristi e accademici alla Casellati: “Renzi scelga se appartenere al Parlamento”

L’appello alla presidente di Palazzo Madama: «Il leader di Italia Viva scelga: no ad altri organismi promozionali di altri stati a cui per sua ammissione appartiene»

«Gentile Presidente, incombe al Senato che Ella presiede, il diritto e il dovere di imporre al senatore Matteo Renzi la scelta tra la sua appartenenza al Senato medesimo o ad organismi promozionali di altri stati a cui, per sua ammissione, pure appartiene». Comincia così la lettera aperta alla presidente Casellati scritta da un gruppo di costituzionalisti, giuristi, magistrati, ambasciatori, accademici, filosofi, docenti universitari e intellettuali italiani. «Non occorre alcuna nuova legge e nemmeno apposito regolamento parlamentare -si legge nel documento- perché egli sia tenuto a ottemperare a tale obbligo. Esso si evince dall'art. 67 della Costituzione, secondo cui 'ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione', e dall'art. 54 che statuisce che 'I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore'. Nemmeno le procedure giudiziarie che lo riguardano, come la natura dei governi al cui servizio egli si è posto, aggiungono o tolgono alcunché a tale obbligo, che evidentemente esclude ogni doppia appartenenza».

«È da osservare -si prosegue nella lettera- che diversi uomini di governo di altri stati -ad esempio, Tony Blair e Gerhard Schroeder- hanno assunto incarichi analoghi, ma sempre successivamente alla scadenza dei loro mandati parlamentari e di governo. Ne deriva che il perdurare dell'attuale posizione del senatore Renzi costituirebbe un precedente negativo per tutti gli stati democratici, che si rifletterebbe sul rispetto anche internazionale, che merita il Senato della Repubblica italiana. Tanto più negativo in occasione dell'elezione del Presidente della Repubblica che richiede a ciascun parlamentare decisioni in rappresentanza e a servizio di una e una sola Nazione». Tra i primi firmatari del documento Gian Giacomo Migone, Luigi Ferrajoli, Tana de Zulueta, Nadia Urbinati, Francesco Pallante, Anna Falcone, Marco Revelli, Tomaso Montanari, Domenico Gallo, Alfiero Grandi, Mario Bova, Alberto Bradanini, Alfonso Di Giovine, Stefano Bonaga, Livio Pepino, Silvia Manderino.

(fonte: La Stampa)