I dubbi di Conte: “Nessun veto sul premier ma il governo deve durare”

Il presidente M5S: un altro esecutivo avrebbe bisogno dell’ok della rete

È iniziata la rincorsa di Giuseppe Conte. Staccato dagli altri leader, rimasto indietro mentre intorno a lui iniziano a ragionare seriamente su come mandare Mario Draghi al Quirinale, il presidente del Movimento Cinquestelle prova ora a colmare la distanza. Non può e non vuole restare fuori dalla partita. Il veto su Mario Draghi è destinato a cadere. Lentamente, ma a cadere. Con gioia di tanti grillini che fanno il tifo per il capo del governo. Di Maio rimprovera all’ex premier di non toccare palla, mentre «si sta scivolando verso l’elezione di Draghi» al Colle. Conte, ieri, ha provato a rimettere il Movimento in pista. Una girandola di incontri iniziata la mattina con Enrico Letta e Roberto Speranza. Poi Tajani, Salvini, Toti, Brugnaro. Ma soprattutto la telefonata con Mario Draghi, l’inizio del disgelo. Non è un mistero che l’attuale inquilino di palazzo Chigi parli spesso con Di Maio (« L’ho sentito più volte– dice il ministro degli Esteri– come potrei non farlo, con la crisi ucraina in corso?»). E, a sentire alcuni parlamentari del Movimento, succede anche che ogni tanto Beppe Grillo e Draghi si telefonino. «Se Conte non si sbriga finisce che parla Grillo», confidava ieri un ex ministro.

Ecco perché Conte si è messo a correre. Dopo il vertice con Letta e Speranza, l’ex premier spiega che «va scongiurata la paralisi istituzionale, che sarebbe la cosa peggiore in questo momento. Non possiamo fermare l’azione di governo neanche di un giorno solo. Questo non significa un veto a Draghi, che è un profilo alto, super partes e ci renderebbe orgogliosi di essere rappresentati come italiani, ma adesso Draghi si è assunto una grande responsabilità di governo che va portata avanti» . Proprio mentre incontrava Letta e Speranza, il Transatlantico accoglieva i primi grandi elettori. Stefano Buffagni e Michele Gubitosa conversavano nervosi sul divanetto accanto alla buvette. «Draghi è un nome di alto profilo– diceva poco più tardi Buffagni– ma ci sono anche altre questioni per dare risposte ai cittadini». Eccolo il nodo che resta: l’accordo sul governo che verrà.

Negli incontri del pomeriggio con Tajani, Salvini, Toti e Brugnaro, Conte ha capito che la palla sta rotolando nella direzione di Mario Draghi. Come un tiro alla fune: un passo alla volta, ma inesorabilmente, Conte sta scivolando nel campo degli avversari. Per non parlare del fronte interno. Dall’assemblea dei grandi elettori grillini sono arrivati molti inviti a correggere la rotta. Generoso Maraia, Danila Nesci, Gianfranco Di Sarno, Marialuisa Faro, Andrea Caso, Gianluca Vacca, Antonio Del Monaco, Davide Serritella. L’elenco è lungo: tutti rimproverano a Conte il veto su Draghi.

Lui prende tempo, prova a strattonare la fune. Tiene il punto sulla candidatura di Andrea Riccardi, non vuole essere il primo a fare il nome di Draghi. Aspetta che siano Pd e Lega a lanciare il banchiere. Dopo gli incontri pomeridiani, in serata riunisce la cabina di regia del movimento. Ai suoi spiega che «la linea del Movimento 5 Stelle non cambia: massima apertura al dialogo con le altre forze politiche per la ricerca di un profilo condiviso, senza fermare l’azione dell’attuale governo. Dobbiamo accelerare per dare al Paese non solo un autorevole presidente della Repubblica, ma anche una soluzione che non faccia perdere neanche un giorno di lavoro al governo» . La fune scivola via dalle mani in una sfumatura: il veto a Draghi non c’è più, l’imperativo diventa trovare «una soluzione» per far proseguire l’azione di governo. «L’eventuale nascita di un altro esecutivo– ragiona– avrebbe bisogno di un passaggio sulla rete degli attivisti» . Mentre Conte incontra Salvini, in Transatlantico Luigi Di Maio si fa protagonista. Saluta Giorgetti, l’amico ministro con cui si concede una pizza ogni tanto, conversa fitto fitto con Brunetta, chiacchiera con Paola De Micheli e Alessandro Zan. A cercarlo, mentre staziona in bella mostra davanti alla buvette, sono molti deputati di Forza Italia. Chi ha parlato con lui racconta che la soluzione preferita da Di Maio sarebbe congelare il presente: Sergio Mattarella al Quirinale e Mario Draghi a palazzo Chigi. Ma è quasi impossibile, e lo sa. Si sta scivolando verso l’elezione di Draghi al Colle, osserva, e i Cinquestelle non hanno giocato la partita. Per Di Maio è ora che il Movimento scenda in campo. Anche perché, a sentire gli umori dei palazzi, l’ascesa di Draghi al Colle potrebbe portare proprio lui a palazzo Chigi.

(fonte: La Stampa)