Covid, c’è un gruppo sanguigno che corre meno rischi

Il gruppo 0, per esempio, sembra offrire una sorta di protezione dall'infezione, mentre le persone con il gruppo A e AB sembrano sviluppare una forma più grave della malattia
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C'E' CHI è più vulnerabile e chi, invece, sembra essere in qualche modo risparmiato dall'infezione del coronavirus. E questa differenza potrebbe, almeno in parte, dipendere dal gruppo sanguigno di chi viene in contatto con questo virus. Il gruppo 0, per esempio, sembrerebbe agire come una sorta di scudo protettivo contro l'infezione, mentre al contrario le persone con il gruppo A e AB sarebbero più suscettibili alla Covid-19 e svilupperebbero una forma più grave della malattia. A riportare l'attenzione sul legame tra i gruppi sanguigni e il coronavirus, indagato fin dall'inizio della pandemia, sono due studi appena pubblicati sulla rivista Blood Advances, che offrono ulteriori prove del potenziale ruolo dei gruppi sanguigni nel prevedere la vulnerabilità all'infezione e la gravità della Covid-19.
 

L'associazione tra i diversi gruppi sanguigni e il rischio di sviluppare una malattia grave era già stata evidenziata da studi precedenti. A marzo scorso, per esempio, i risultati preliminari di uno studio svolto in Cina mostravano che le persone con un gruppo sanguigno A sviluppavano una malattia più grave, mentre quelle con il gruppo 0 riportavano sintomi dell'infezione più lievi. Dati che hanno trovato conferma nel mese di giugno in una ricerca internazionale, che ha coinvolto anche l'Università degli Studi di Milano-Biccoca, che dimostrava sulle pagine del New England Journal of Medicine un forte legame tra i gruppi sanguigni e la tendenza ad avere un forma di Covid-19 più severa. In particolare, i risultati mostravano che il gruppo A era associato a un rischio più elevato di sviluppare l'infezione in forma grave, mentre il gruppo 0 il più basso.
 

Nuove conferme

I due nuovi studi si aggiungono, quindi, alla crescente mole di dati secondo cui c'è effettivamente un link tra il gruppo sanguigno e la suscettibilità al coronavirus. Nel primo studio, i ricercatori della University of Southern Denmark hanno messo a confronto i dati provenienti dal registro sanitario danese di oltre 47mila persone positive con i dati di circa 2 milioni di persone della popolazione generale. Dai dati il team ha notato che tra i positivi c'erano meno persone con gruppo sanguigno 0 e più persone con i gruppi A, B e AB (non è stata rilevata alcuna differenza nel tasso di infezione tra A, B e AB), evidenziando quindi una maggior suscettibilità al coronavirus per questi ultimi gruppi sanguigni.
 
Nel secondo studio, invece, è emerso che i pazienti con gruppi sanguigni A o AB corrono un maggior rischio di sviluppare una forma di Covid-19 più grave, rispetto ai pazienti con i gruppi sanguigni 0 o B. Per capirlo, i ricercatori della University of British Columbia hanno passato in rassegna i dati di 95 pazienti gravi ricoverati in un ospedale di Vancouver, scoprendo che quelli con gruppi sanguigni A o AB necessitavano con maggior frequenza della ventilazione meccanica, per danni polmonari, e della dialisi, per insufficienza renale.
 

Il ruolo della genetica

“Questi due nuovi studi confermano una serie di evidenze già note sul legame tra il Sars-Cov-2 e i gruppi sanguigni”, commenta Paolo Bonfanti, professore di Malattie infettive in Bicocca, tra gli autori della ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine. “Accanto ai tre fattori di rischio ormai noti per essere legati a una maggior gravità della malattia, che sono l'età avanzata, il sesso maschile e la comorbidità, ci sono anche dei fattori di tipo genetico, come appunto quelli legati all'espressione del gruppo sanguigno, che possono contribuire a spiegare il perché alcune persone sviluppano una forma più lieve e altre una forma più grave della malattia”. Infatti, i gruppi sanguigni sono geneticamente determinati, ovvero distinguono le persone in base a una caratteristica genetica. “Possiamo, quindi, affermare che c'è un fattore genetico che condiziona sia la sensibilità all'infezione che la risposta alla malattia e che questo è legato in qualche modo ai gruppi sanguigni”, continua l'esperto, sottolineando che il lavoro futuro sarà proprio quello di capire il loro preciso ruolo.

 

Antigeni e anticorpi

Finora, infatti, è stata evidenziata solamente un'associazione e non una relazione di causa-effetto: i meccanismi alla base di questo legame tra gruppi sanguigni e coronavirus, quindi, rimangono ancora un mistero. Tuttavia in campo ci sono già diverse ipotesi. Come ricorda l'esperto, i gruppi sanguigni sono collegati all'attività del sistema immunitario: le persone con il gruppo A presentano sulla superficie dei globuli rossi un antigene specifico per questo gruppo. Stesso discorso vale per il gruppo B, ma non per le persone con il gruppo 0, per cui non c'è alcun antigene. Se i soggetti che hanno il gruppo 0 vengono a contatto con un gruppo sanguigno diverso dal loro, ricorda l'esperto, sviluppano degli anticorpi anti-A e anti-B.  “Una delle ipotesi sulle quali si sta lavorando è proprio quella secondo cui il virus replicandosi porta con sé piccoli componenti della cellula, come appunto un frammento, ad esempio, dell'antigene A che può essere espresso sulla membrana delle cellule”, spiega Bonfanti. “I  soggetti con il gruppo 0, che hanno sviluppato una certa quota di anticorpi anti-A, potrebbero quindi essere più protetti dalla malattia”.