ESMO 2020

Tumore gastrico ed esofageo, l’immunoterapia aumenta la sopravvivenza anche nelle forme meno diffuse

I dati presentati al congresso della Società Europea di Oncologia Medica dimostrano l’efficacia di nivolumab. Come primo trattamento nei casi più gravi in combinazione con chemioterapia, e dopo la chirurgia come trattamento adiuvante
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L’immunoterapia continua a dare speranze ai malati di cancro, anche a quelli colpiti da forme meno diffuse. In particolare nivolumab, farmaco che agisce sul sistema immunitario contrastando l’azione della molecola PD-1, ha dimostrato di fare la differenza nei pazienti con tumore gastrico, tumore della giunzione gastroesofagea o adenocarcinoma esofageo in due contesti diversi: in quelli più gravi, dove ormai la malattia è in stadio avanzato, aggiunto alla chemioterapia, ma anche nei pazienti meno gravi che si sono sottoposti a chirurgia in modo da rallentare la ricomparsa della malattia. Entrambi i risultati sono stati presentati durante il congresso della Società Europea di Oncologia Medica.


Il tumore avanzato

Nivolumab, aggiunto alla chemioterapia, ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente importante della sopravvivenza globale – passata da 11,1 mesi a 14,4 mesi - e della sopravvivenza libera da progressione – passata da 6 mesi a 7,7 mesi - nei pazienti con tumore gastrico metastatico o avanzato non resecabile, tumore della giunzione gastroesofagea o adenocarcinoma esofageo, rispetto al trattamento con la sola chemioterapia. “Attualmente, lo standard di cura in prima linea dei pazienti con tumore gastrico o della giunzione gastroesofagea avanzato o metastatico senza espressione di HER2 è la chemioterapia. Anche se è stata un’opzione importante di trattamento per questi pazienti, la sola chemioterapia è associata ad un beneficio di sopravvivenza marginale spesso inferiore a un anno dall’inizio del trattamento,” ha dichiarato Markus Moehler, M.D., Professor of Gastrointestinal Oncology, Johannes-Gutenberg University Medical Center, Mainz. “E’ necessario individuare con urgenza trattamenti innovativi per i pazienti in tutto il mondo colpiti da questi tumori gastrointestinali avanzati o metastatici, poichè al momento non esistono opzioni immunoterapiche approvate in prima linea.”
 

Come terapia adiuvante

Attualmente ai pazienti con tumore dell’esofago o della giunzione gastroesofagea che sono stati sottoposti a chirurgia non viene somministrato alcun trattamento, ma si “sorveglia” il tumore fino a quando non ricompare. Lo studio CheckMate -577 ha voluto indagare cosa succede se invece si somministra nivolumab subito dopo la resecazione, nel cosiddetto setting adiuvante. Ebbene i risultati mostrano che tale trattamento porta a un miglioramento statisticamente e clinicamente significativo della sopravvivenza libera da malattia. La sopravvivenza mediana libera da malattia è infatti raddoppiata nei pazienti trattati con nivolumab rispetto a quelli trattati con placebo dopo chirurgia. “Mentre circa il 25-30% dei pazienti con tumore esofageo o della giunzione gastroesofagea raggiunge una risposta completa dopo chemio-radioterapia e chirurgia, il restante 70-75% non la ottiene, e non esiste al momento alcuna opzione di trattamento adiuvante disponibile per questi pazienti che abbia la potenzialità di migliorare i loro risultati,” ha spiegato Ronan J. Kelly M.D., MBA, Director, Charles A. Sammons Cancer Center al Baylor University Medical Center. “Il trattamento adiuvante con nivolumab nello studio CheckMate -577 ha raddoppiato il tempo libero da recidiva di malattia, rappresentando quindi il primo progresso di un trattamento adiuvante per i pazienti con tumore esofageo o della giunzione gastroesofagea.”