La lezione ignorata dalla ministra e dal premier

Lucia Azzolina

Le spiagge sì, le scuole no. I ristoranti sì, le scuole no. La movida così così, le scuole sempre no. La distorsione è evidente. Ai giovani è consentito - come è giusto che sia - riprendere una vita sociale quasi normale. Senza però l'apporto dell'istruzione, funzione primaria per ogni società ben funzionante. Si riparte a settembre in un quadro di confusione. Quando il primo giorno di scuola? L'1, il 7, il 14? Mentre è quasi certo che in sei regioni e in decine di città ci si fermerà a cavallo di domenica 20 e lunedì 21 a causa delle elezioni, sciaguratamente rinviate in autunno perché il governo non ha avuto il coraggio di farle svolgere a luglio.

Ieri una sessantina di manifestazioni dal Nord al Sud. Insegnanti, genitori, studenti hanno ricordato al governo che l'Italia ha un problema. Poiché la scuola non muove masse di soldi subito quantificabili, non concorre in maniera evidente - stoltezza degli economisti - alla crescita del Pil, non fa fatturato come l'industria, il commercio, il turismo, l'agroalimentare, dunque per tutte queste ragioni che non fanno business la scuola può aspettare. Ma le migliaia di persone ieri sera nelle piazze del Belpaese ci hanno ricordato che senza istruzione l'Italia è più povera.

Le linee guida rese note dalla ministra Lucia Azzolina scaricano troppe responsabilità sui dirigenti scolastici e sui docenti. Se si dovesse verificare un focolaio di infezione in un istituto, su chi ricadrà la colpa? Presidi e prof andrebbero esonerati sin da ora dai rischi di finire invischiati in vertenze giudiziarie lunghe e incerte. Si pretende di equipararli ai manager, vengono pagati come un caporeparto. Nelle scorse settimane gli insegnanti hanno fatto sforzi enormi per garantire la didattica via web. Qualcosa di mai sperimentato prima. Nozioni e apprendimento sono stati garantiti. È venuta meno però la funzione sociale della scuola, l'insostituibile opera di conoscenza umana, di presenza fisica, di complicità intellettuale, di spensierata amicizia. Chi non si è innamorato almeno una volta del ragazzo, della ragazza della propria classe o della classe vicina? Non c'è webinar, non c'è piattaforma internet in grado di sostituire il fascino delle scoperte adolescenziali. Persino il brivido delle trasgressioni.

In questi mesi è stato ripetuto con abbondante retorica che nulla sarebbe rimasto come prima. Ma la scuola no: poche risorse, poche assunzioni, retribuzioni inadeguate, edilizia carente. Neppure durante gli Stati Generali voluti da Giuseppe Conte la scuola ha avuto i suoi cinque minuti di celebrità. Eppure il mondo della scuola è un serbatoio di voti; ne sa qualcosa Matteo Renzi e la sua sfortunata "buona scuola". Una lezione che la ministra e il premier dovrebbero ricordare.

 

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