Dopo quasi venti anni, tutti via dall’Afghanistan Entro 12 mesi il ritiro generale dei nostri soldati

Annuncio del Capo di stato maggiore della Difesa, generale Vecciarelli: «Al massimo entro la prima metà del 2021 il nostro ripiegamento sarà completo». La tregua tra americani e talebani è stata recepita dall’Alleanza atlantica. I soldati italiani arrivarono a Kabul nel 2002. 

Roma. A questo punto, è ufficiale: i soldati italiani, assieme agli alleati della Nato, lasceranno l’Afghanistan nel giro di qualche mese. Entro il giugno prossimo, al massimo, il ritiro dovrà essere completo. Dopo che nei giorni scorsi il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, Pd, aveva dato la linea politica di fondo («Restiamo e andremo via tutti assieme»), tocca al Capo di stato maggiore della Difesa, il generale Enzo Vecciarelli, annunciare in Parlamento che l’accordo è concluso. «Stiamo elaborando una pianificazione prudenziale – ha spiegato Vecciarelli – che prevede il completo ritiro del contingente nazionale dall'Afganistan entro la prima metà del 2021, in linea con le indicazioni della Nato».

C’è voluta una complessa triangolazione tra Roma, Bruxelles, Washington, Kabul. Ma alla fine la missione internazionale per come è andata avanti dal 2002 a oggi, finisce qui. «L'operazione Nato “Resolute support” è entrata nella cosiddetta fase “Alfa light”». Fuor di gergo militare, significa che è stato concordato un cronoprogramma con le forze regolari afghane e con i talebani, in più passaggi successivi, che porterà all’uscita di scena della Nato e degli italiani. Si stanno già riducendo i numeri complessivi. Tra breve verranno chiusi i comandi regionali (ricordiamo che l’Italia è alla guida del comando Ovest, con sede a Herat). E inizierà il ripiegamento vero e proprio.

Ciò non significa che non resterà un forte presidio americano in zona, probabilmente una base aerea di cui gli Stati Uniti non intendono fare a meno. E forse anche qualche residuo programma di addestramento. Ha concluso infatti Vecciarelli: «Non è ancora stato stabilito il futuro dell'alleanza e il ruolo nazionale. Si auspicano forme di collaborazioni tali da non disperdere gli ingenti investimenti nazionali e non rendere vano il sacrificio di decine di caduti».

(fonte: La Stampa)