Lorenzo Forni: “Contro il virus siamo stati i più severi. Ma soltanto Berlino oggi fa meglio di noi”

L’economista di Prometeia: “Un vantaggio le misure restrittive”

ROMA. Chi l’avrebbe mai detto. Aver imposto misure più restrittive di altri durante il lockdown di primavera «si sta rivelando un vantaggio». Lorenzo Forni è segretario dell’associazione Prometeia. Le stime del suo ufficio studi dicono che l’Italia nel 2021 recupererà il 6,2 per cento del Pil. Troppo poco per un’economia che quest’anno chiuderà a quasi meno dieci, abbastanza per essere ottimisti sull’inverno che ci attende.

Notizia di queste ore: quindicimila nuovi casi in Francia, dodicimila in Spagna. Siamo dentro la seconda ondata del Covid? Ne avete tenuto conto nelle vostre stime?
«Andiamoci con calma. Vero è che i contagi sono risaliti, è altrettanto vero che il numero di persone costrette alla terapia intensiva è molto più basso. Ci sono già e ci saranno lockdown parziali – lo vediamo in Gran Bretagna e Spagna - ma nulla di paragonabile alla prima ondata».

Ci sarà un nuovo rallentamento dell’economia? 
«L’impatto sarà soprattutto sul settore dei servizi, ma ripeto, nulla di paragonabile a primavera».

I nostri numeri sui contagi oggi sono una frazione dei vicini. Per l’Italia potrebbe significare recuperare quote di mercato mentre altri rimarranno fermi? 

«Lo dicono i numeri. Nel primo trimestre di quest'anno abbiamo pagato un prezzo altissimo, già nel secondo abbiamo recuperato qualcosa. Alla fine dell’anno la Germania avrà comunque numeri migliori dei nostri, mentre il calo del Pil in Spagna e Francia sarà più marcato: -10,5 e -11,9 contro il -9,6 per cento dell’Italia».

Quali sono i settori che stanno recuperando meglio? 
«L’industria, fatta eccezione per l’auto, in particolare alimentare e farmaceutica. Nei servizi telecomunicazioni, servizi pubblici essenziali, intermediazione finanziaria».

E i peggiori? 
«Turismo e intrattenimento».

Ovvero vanno bene i servizi essenziali, male tutto ciò che è messo in discussione dal distanziamento sociale.
«Essenzialmente è così».

Cosa prevedete per l’anno prossimo?
«Un rimbalzo del 6,2%».

Siete persino più ottimisti delle cifre che circolano in queste ore al ministero del Tesoro. 
«Vorrei sottolineare un concetto che a qualcuno potrebbe sfuggire: si tratta di un rimbalzo che noi economisti definiamo tecnico o statistico. Recuperare il 6,2 significa comunque attestarsi a livelli di Pil inferiori a quelli da cui il Paese partiva prima dell’emergenza».

Quanto possiamo sperare che la ripresa italiana sia duratura?
«Primo: la politica fiscale. I cento miliardi stanziati fin qui dal governo significano reddito disponibile per le famiglie, liquidità per le imprese, più spesa pubblica. Il secondo semestre del 2021 andrà meglio perché potrà contare sulle risorse del Recovery Fund, sul primo rischia di pesare lo stop ad alcune misure di emergenza, come la cassa integrazione per tutti. L’altra condizione è la politica monetaria: abbiamo stimato che la Bce continui ad acquistare titoli pubblici e privati e anzi, l’anno prossimo aumenti la sua dotazione di trecento miliardi».

Anche per acquistare il nuovo debito europeo? 
«Anche e non solo. Alla fine dell’anno la Bce avrà comprato una bella fetta di debito italiano».

Fino a pochi giorni fa tutto questo era incerto. Questa settimana la presidente Bce Lagarde ha annunciato un possibile allargamento del piano di acquisti. Subito dopo la Commissione europea ha fatto sapere che il patto di Stabilità verrà sospeso per tutto il 2021. E’ sufficiente? 
«Senza dubbio presupposti essenziali per la ripresa. Non vedo alternative a queste misure».
 

Twitter @alexbarbera

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