Giulia, una ferrarese sfidò la mitica Williams

Faccia a faccia con l’ex professionista Casoni: «Che soddisfazioni, ci avessi creduto di più...»

E poi ti capita di andare a fare un’oretta di tennis con l’amico al Sporting Club Estense (ex Frescobaldi in via Pomposa) e vedere una faccia conosciuta che dà disponibilità ad insegnare questo magnifico sport. Sì, è proprio lei, Giulia Casoni, stella ferrarese del tennis tricolore all’inizio di questo millennio, ritiratasi molto presto, anche in conseguenza ad un serio infortunio. E lì ti viene il dubbio, ma che fine ha fatto Giulia in tutti questi anni? Ed ecco l’intervista faccia a faccia proprio il giorno del suo 37º compleanno, domenica 19.

«Sto bene - ci dice Giulia -, vivo a Ravenna ormai da anni con mio marito e i miei due figli Diego e Anita. Di fatto ho lasciato il mondo del tennis, anche se gioco ancora il campionato a squadre nel Circolo La Stampa di Torino in serie A2 e quando vengo a salutare i miei genitori (papà Ilario era ricercatore di biologia nello staff di Conconi, ndr) ne approfitto per fare qualche ora di lezione per gli amici di via Pomposa».

Una carriera troppo veloce la tua, nel 2006 il ritiro dopo essere stata 51 del mondo in doppio e 83 in singolare...

«Incise sicuramente l’infortunio al ginocchio, perché ripartire divenne dura, anche per una che voleva sempre vincere come me. Forse sbagliai a non chiedere la classifica protetta (comporta l’obbligo di non giocare per un dato periodo anche se l’infortunio è smaltito, ndr), decisi di rientrare prima e sinceramente non avevo più voglia di ricominciare dai tornei Challenger».

Facciamo un passo indietro: i primi passi di Giulia nel mondo del tennis.

«Ho iniziato per caso. Prima praticavo pattinaggio a rotelle, ma mi ero stancata di girare sempre in tondo... mio padre mi propose il tennis e provai proprio al Frescobaldi con il maestro Ceccarelli. A seguire passai il Cus, dove per anni ho avuto come sparring partner De Luca. Finché ho frequentato le superiori ho partecipato ai vari tornei, ma non ho lasciato le scuole come altri, poi quando presi il diploma iniziai la vita agonistica a tempo pieno. Il passo successivo fu trasferirmi da Bontempi a Modena, poi sei mesi a Nizza, fino ad arrivare a Milano da Barbara Rossi. Furono questi i miei anni migliori, mentre dopo l’infortunio passai alla scuola di Urbinati a Ravenna, città dove ho deciso di rimanere a vivere e dove ho incontrato mio marito, ex tennista classificato».

Fra il 2000 ed il 2001 i risultati migliori, quali ricorda?

«Beh, senz’altro i quarti a Roma ed il turno al Roland Garros ed agli Us Open sono le mie soddisfazioni più grandi. Ma anche le vittorie in Federation Cup mi diedero tanta visibilità. Allora non ci pensavo, ero in balìa degli eventi, vivevo alla giornata: ci avessi creduto di più chissà...».

Com’era la vita della tennista in giro per il mondo?

«Purtroppo si visitavano poco le città, dopo una sconfitta dovevi partire subito. Era pesante: sei sempre da sola, costa troppo avere il coach vicino e non si creano grandi amicizie. Io sento spesso Flora Perfetti, mia testimone di nozze, ed a volte le sorelle Serra Zanetti».

Come spiega i suoi maggiori successi nel doppio?

«Lo giocavo per stare allenata e per i guadagni: il mio vantaggio era che me la cavavo a rete, molte mie colleghe no».

I tuoi tennisti preferiti?

«Fra le donne mi piacevano molto Capriati e Seles ora nessuno, nei maschi ai miei tempi era forte e simpatico Kuerten, poi mi piace Federer. Serena Williams? Giocava ad un ritmo completamente diverso dalle altre».

La vita dopo il tennis?

«A Ravenna mi sono iscritta all’Università laureandomi in Cooperazione Internazionale, ora ho preso il master. Figli tennisti? Diego ha 5 anni e sta iniziando: ha il mio agonismo ma spero non voglia imitarmi...».

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