Turriziani, dal Canada per salvare la Centese

Promozione. La curiosa storia dell’allenatore: esperienza meravigliosa, finita male

CENTO. Dal Canada a Cento, storia di Federico Turriziani, l’allenatore che sta provando a salvare la Centese in Promozione.

«Fino all’agosto del 2014 sono stato il trainer degli York Region Shooters - raccontae il mister -, è stata un’esperienza di vita stupenda; ho fatto l’allenatore professionista in uno dei posti più belli del mondo, dove la gente va in viaggio di nozze».

Quanti aneddoti raccolti in un anno e mezzo di “soccer”, come lo chiamano da quelle parti. Turriziani è arrivato in Canada come un qualsiasi migrante in cerca di fortuna, nel suo caso nel calcio. In possesso del patentino di Uefa B, e in attesa di conseguire l’Uefa A (ha perfino la qualifica in match analysis conseguita a Coverciano e di preparatore atletico all’Acquacetosa targata Coni-Figc), il tecnico 34enne è stato ingaggiato da una squadra di serie A canadese con sede a Toronto.

«In Canada - spiega il tecnico - c’è una massima divisione nazionale che non sconfina negli Usa. Per intenderci, Di Vaio, Bernardi, Giovinco e Matteo Ferrari hanno giocato sì in Canada, ma nella Soccer League Usa. Noi, invece, abbiamo giocato solo entro i confini nazionali. Io sono arrivato nel dicembre del 2012 e nel 2013 sono stato allenatore di Under 21 e prima squadra».

Subito successi in serie, tanto che alla fine dell’estate 2014 la squadra di “coach” Turriziani era alla finale scudetto. Purtroppo, all’apice di quell’esperienza, arrivò la doccia fredda: «Al secondo anno della mia avventura, proprio nel giorno della finale, il presidente del club, italoamericano come me, scese negli spogliatoi e mi chiese di farmi da parte. Voleva allenare lui la squadra nel giorno più importante della sua storia. Non ce la feci a trattenermi: sbottai, protestai e chiesi rispetto per il mio lavoro. Per tutta risposta sono stato esonerato e il mio contratto stracciato. Ripensandoci, forse avrei dovuto prenderla con filosofia, ma non mi pento di essermi opposto a quel sopruso. Non fa parte di me, non fa parte di chi ama lo sport subire un atteggiamento del genere. Alla fine, il presidente perse lo scudetto, per vincerlo però l’anno seguente».

Nonostante il triste epilogo, la storia di Turrizani è narrata anche nel libro “Il Soccer non è football, ma neanche calcio” di Marco Stoini, in cui si narra delle vicende di tanti calciatori e allenatori nostrani sbarcati oltre oceano: «Sono tante le differenze dalla nostra cultura sportiva. Ad esempio, il calciatore non vive lo spogliatoio: alla fine dell’allenamento fa la doccia a casa; i calciatori non hanno contratti e vengono pagati a gettone; i calciatori sono splendidi atleti che amano il sacrificio, ma digeriscono male le sedute di tattica; la stagione inizia in estate e finisce in primavera per ovvi motivi climatici; a parte cinque squadre professionistiche, le altre contemplano tanti dilettanti; le trasferte sono lunghe e richiedono quasi sempre l’uso dell’aereo».

Reduce da questa stessa esperienza, alla Centese sarebbe potuto arrivare il portiere Robert Stillo, canadese che ha vestito la maglia del Perugia: «C’ho provato, ma alla fine non abbiamo raggiunto l’accordo», svela il mister.

Adesso Turriziani si concentra sulla Centese, che vuole condurre alla salvezza. E chi lo volesse conoscere, può raggiungerlo il 17 dicembre (inizio ore 21) alla palestra di Castel d’Argile, dove sarà ospite assieme ad Antonio Mezzancella di “Tu si que vales”.

Corrado Magnoni