Spal, il Centro intitolato a Gibì Fabbri 

Famiglia, sindaco, dirigenti e tanti ex giocatori, Pablito in testa, alla cerimonia che ha legato per sempre il mister al club

Le parole in ricordo di Gibì Fabbri

FERRARA. «Nel calcio ci vuole armonia, come in un’orchestra».
È questa frase, scritta di fianco ad una foto gigante di Giovan Battista Fabbri, che da ieri campeggia all'ingresso del Centro Sportivo della Spal ufficialmente intitolato a colui che ha scritto pagine importanti di storia del club biancazzurro, e non solo. Toccante la cerimonia a cui erano presenti il sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani, tutta la dirigenza spallina, la famiglia Fabbri ed ex calciatori allenati da Gibì con la presenza d'eccezione di Paolo Rossi.

«Pensavo di non emozionarmi, invece è successo - ha detto proprio Pablito -. Gibì ha visto in me cose che fino a quel momento nessuno aveva notato. Fu lui a dirmi "tu devi giocare centravanti". Io, per la verità, ero molto perplesso, la prima partita a Mantova non fu un granchè ma è stata l'unica in cui non mi sono trovato a mio agio, da lì in avanti è stato un crescendo. Io e lui ci siamo voluti bene, uno ha fatto la fortuna dell'altro, non mi meraviglia vedere qui così tanta gente perchè Gibì era unico, in ogni città in cui è stato si parla di lui e questo significa che ha saputo lasciare un segno indelebile su tutti. Lui ha sempre amato la famiglia Spal. Questo è anche il momento giusto per intitolargli questa struttura, tocchiamoci... Oggi c'è questa festa, magari ci rivediamo presto per festeggiare la Spal».
«Sono contento - ha evidenziato il sindaco Tiziano Tagliani -, sono grato alla famiglia, alla società e ai tifosi. È una società che cresce, crede e punta sui giovani, valori che trovano in Giovan Battista Fabbri l'incarnazione più viva».
Patron Simone Colombarini ha raccontato un aneddoto: «Nessuno avrebbe mai pensato che in quattro anni di gestione potessimo arrivare al livello in cui siamo ora. La prima persona che ci diede il benvenuto una volta insediati fu proprio Fabbri, in una serata al torneo di Monestirolo. Mi donò una delle sue sciarpe della Spal e ci fece un grande in bocca al lupo. Siamo orgogliosi di intitolare a lui il nostro Centro».

In rappresentanza della famiglia ha preso la parola la figlia Elena Fabbri, che ha ripercorso le tappe della carriera e della vita del padre in un racconto molto emozionante: «Noi ringraziamo tutti per questa giornata: società, amministrazione, tifosi, ex giocatori e amici di papà qui presenti. Parlo a nome di tutta la nostra famiglia, è un riconoscimento per noi speciale, perchè aperto e condiviso. Papà era poco malleabile dai presidenti, burbero con i calciatori ma con più sgridava uno con più vedeva in lui margini di miglioramento. Era anche bravo ad alleggerire le tensioni e per lui il bel calcio era legato all'armonia: una squadra doveva funzionare come un'orchestra. Per lui questi sono stati sempre concetti basilari».


La chiusura è stata affidata al presidente Walter Mattioli: «Sono felice di intitolare a Gibì il Centro, fulcro dell'attività della Spal. Non ho voluto una targa ma ho preferito una grande foto con una sua frase storica».

Mattioli poi non perde il gusto della battuta e racconta che patron Francesco Colombarini gli ha detto "ma se adesso vinci cusa fai par ti?"; io gli ho risposto "aspetta che a mora prima!". Risate e applausi.
Dopo la benedizione e il taglio del nastro, è stato tolto il velo alla foto e si è alzato forte il coro per Gibì Fabbri da parte dei tanti tifosi presenti.
Andrea Tebaldi