Siviero campione del mondo: «Il primo italiano in 40 anni»

Titolo iridato sul catamarano classe Dart 18 per il pescatore di Goro: «Dovrò difenderlo in Thailandia a costi altissimi, se ci fosse uno sponsor...»

FERRARA

Ve lo ricordate il velista pescatore? Quel ragazzo di Goro che tre anni fa era diventato campione del mondo nella vela d’altura? Sì, Alessandro Siviero, di professione pescatore, ma poi in giro per l’Italia e il mondo a regatare ad altissimi livelli. Bene, è proprio lui ed è diventato campione del mondo un’altra volta. Sì, il ragazzo si è ripetuto, ma su un altro tipo d’imbarcazione: il catamarano, classe Dart 18. L’ultima impresa di Siviero è andata in scena a Dervio, sul lago di Como, dal 21 al 27 luglio scorsi.


Alessandro, con la semplicità che lo contraddistingue, inizia a raccontare: «Ho vinto nella categoria catamarano di 5,5 metri: sono 40 anni che fanno il mondiale di questa categoria ed è la prima volta che un italiano lo vince, 20 che non faceva un primo posto in gara».



Ecco, per dire che l’impresa è storica per davvero...

«Non pensavo di vincerlo, avevo partecipato a un altro nel 2012, ma quello non conta, erano le mie prime uscite in catamarano. Il mio primo, vero mondiale con il catamarano è stato questo».

Il titolo arriva al termine di un percorso.

«Ho iniziato nel 2016 con gare nazionali e il campionato italiano: ho vinto tutte le regate e tre titoli italiani, ma regatare in una gara internazionale è tutt’altra cosa: 98 barche, tutte sulla stessa linea di partenza, tutte nello stesso campo di regata, posizionarsi e superare avversari è veramente difficile. Sono rimasto anche chiuso nel traffico e così mi è capitato di recuperare 40, addirittura 70 posizioni in una prova».

È un’imbarcazione che si manovra in coppia: con chi hai vinto il titolo iridato?

«Prima avevo come prodiere Federico Volpi di Codigoro e con lui ho vinto tutte le gare degli anni scorsi. Quest’anno, invece, sono con Marco Tramutola di Roma: io faccio il timoniere, lo skipper, l’armatore e lui prodiere».

L’armatore?

«Sì, il catamarano è mio. Ora cerco sponsor per il prossimo mondiale in Thailandia: bisogna spedire la barca nel container, prendere il volo, stare là tanti giorni.... Inizialmente pensavo di non andarci, ma ora devo andare a difendere il titolo mondiale».



Con tutti questi impegni, hai smesso con la pesca?

«No, è sempre il mio lavoro. Però faccio anche le regate. Ce l’ho nel sangue entrambe. Nel periodo invernale sono più preso dalla pesca, in quello estivo più dalle regate».

E vinci...

«Ora ho 28 anni, vado in barca a vela da quando ne ho 10, in questa categoria da tre anni».

E continui a vincere. Ma perché sei passato dalla barca a vela al catamarano?

«Un giorno ero al mio circolo a Volano e un amico mi dice: “Quest’anno c’è il campionato del mondo in Italia, in Toscana, ti trovo io una barca”. E io gli rispondo: “Ma io non ho mai regatato su un catamarano!”. Era il 2012, l’ho fatto».

Quali differenze ci sono?

«Con poco vento è simile a un monoscafo, con molto vento il catamarano va molto più veloce ed è difficile stare in mezzo alle altre imbarcazioni: ti capita di perdere il controllo, succedono incidenti».



Al mondiale che vento avete avuto?

«Si svolge su 10 gare e vince chi alla fine ha meno punti: ne viene dato 1 al primo, 2 al secondo e così via. Nell’arco delle 10 gare c’è stato vento dai 10 ai 22 nodi, i primi due giorni poco, poi abbastanza forte».

Te la sei vista brutta?

«Il secondo giorno. La linea di partenza è fra barca giuria e boa, devi cercare di posizionarti al meglio senza oltrepassarla prima che venga dato il via. È successo che hanno annullato due partenze (troppe barche oltre la linea), mentre la terza l’hanno data buona, ma sono partito male, ho dovuto fare una penalità (virata e strambata, in pratica un giro a 360º su te stesso, e devi scontarla appena te la danno), perché ho toccato un’altra barca: con poco vento e sulla partenza con tutto il traffico è stato un incubo. Quel giorno ho concluso al 34º posto, recuperandone tanti, ma...».

Quando hai pensato di poter vincere il titolo?

«In una regata con così tante barche, mai: non si possono fare previsioni o pronostici, non ci sono certezze. Il primo giorno ero primo in classifica, il secondo nono, poi due giorni primo, negli ultimi quattro giorni per tre ancora primo. Alla vigilia dell’ultima regata ero primo con 8 punti di vantaggio sul secondo, ma questo non dà certezze. Per esempio, il campione dell’anno scorso ha rotto lo strallo di prua (il cavo d’acciaio che tiene davanti l’albero) e si è dovuto ritirare».

Quali sono stati i tuoi piazzamenti nelle 10 regate?

«Ho fatto cinque primi posti, un secondo, un terzo, un 13º e un 34º, che poi ho scartato: alla quinta gara e alla nona gara si scarta il risultato peggiore. Quello che alla fine è arrivato secondo, quando io sono arrivato 34º, era arrivato 61º, ma anche lui ha scartato quel risultato».



Beh, partendo dal Circolo Nautico di Volano e dagli allenamenti alla Marina di Goro, sei arrivato lontano...

«E sono anche l’unico ad aver vinto un mondiale con una barca così vecchia. Si gareggia tutti con imbarcazioni identiche, sono monotipo in vetroresina, ma quelle degli altri concorrenti erano nuove: la mia ho temuto che esplodesse. Se ci fosse uno sponsor in ascolto...». —