Dalmonte fa le carte a Tezenis-Baltur: «Mi aspetto Cento come una belva ferita»

Il tecnico dei veronesi analizza con grande lucidità il match di sabato Non promette sconti, ma nemmeno vede la sua squadra favorita 

L’INTERVISTA

La salvezza della Baltur passa attraverso un pezzo di storia del basket italiano. Sabato i biancorossi centesi affrontano la Scaligera Verona: successi in coppa Italia degli anni ’90 e in Europa, su tutti la coppa Korac a Belgrado con Mazzon al timone. Tecnici di grido hanno seduto sulla panca veronese, dal compianto Alberto Bucci a Marcelletti. Da troppi anni la Scaligera è relegata in A2, Verona punta a tornare dove dovrebbe essere, nell’élite del basket italiano.


In questa stagione, dopo una fase iniziale di assestamento, la Tezenis ha stazionato stabilmente tra le prime del girone. Con l’arrivo di Vujacic ha poi ipotecato una delle prime quattro posizioni della classifica, per partire in vantaggio nella griglia dei playoff, dove vuole essere protagonista.

Per dare l’assalto alla serie A è stato confermato in panca Luca Dalmonte, tecnico di comprovata esperienza, già visto a Ferrara sulla panca del Basket Club nella stagione 2004-2005. Nella sua carriera anche Avellino, Reggio Emilia, Roseto, Cantù, Pesaro, due anni in Turchia al Fenerbahce Ulker (da vice) con tanto di coppa di lega vinta, Roma e, dal 2016, Verona.

Dalmonte, pur perdendo a Udine, il quarto posto è ancora vostro. Quali sono i vostri obiettivi a breve e quali quelli nei playoff?

«Vogliamo essere noi con le nostre mani a decidere di confermare la posizione acquisita in classifica, senza dover aspettare il risultato di Udine a Treviso. Vogliamo arrivarci nel nostro campo, senza avvalerci di aiuti esterni, questo a brevissimo. Poi, vogliamo arrivare a essere il più competitivi possibili nei playoff, dove il vantaggio del fattore campo è comunque relativo: all’inizio sarà a nostro favore, poi no».

Che squadra troverà sabato sera la Baltur?

«Da un mese e mezzo siamo un’altra squadra. Abbiamo le nostre difficoltà, l’equilibrio dell’altro girone con squadre così vicine non aiuta. Il playoff sarà una competizione lunga, con tante partite in cui non si possono fare ragionamenti a lunga scadenza».

Cento si gioca in 40’ un intero campionato. Che Baltur si aspetta? Che parità sarà?

«Mi aspetto Cento consapevole di quello che si giocherà. Mi riferisco a giocatori italiani esperti come Benfatto, Chiumenti, Gasparin, lo stesso Moreno. Giocatori, oltre che di grande esperienza, anche in possesso di attitudini morali importanti, per giocare per la maglia che indossano e per giocarsi una partita importante come questa. E poi ci sono due schegge impazzite come White e Taylor, che, in maniera anche diversa, possono dare un’impronta alla partita. Non mi dimentico Taflaj, che è sì giovane, ma ha indubbie qualità per fare cose importanti. Mi aspetto una squadra con tanta grinta, pronta per giocarsi la partita per vivere o morire. Una belva ferita pronta ad aggredire».

Rispetto all’andata, la Baltur è una squadra completamente diversa: quale la chiave per voi per vincere questa partita? Siete favoriti alla vigilia?

«Cento è un’altra squadra, completamente ribaltata. C’era Reati, che adesso non c’è più. All’andata non c’era White. La partita vinta a San Lazzaro non la prendo neanche in esame, perché è cambiato tutto. Il sistema di gioco è differente, inutile starla a guardare. Noi favoriti? Si tratta di una partita straordinariamente particolare, trovo assurdo fare previsioni e dare percentuali di favore a una delle due squadre».

Nei playoff Verona può realizzare l’impresa e tornare dopo anni in serie A?

«I playoff sono sempre particolari, si parte delle zero vinte e zero perse per tutti. E tutti avranno ambizioni. Noi abbiamo le nostre, ma le parole non contano più. Le ambizioni vanno supportate dai fatti. I playoff avranno una cadenza ravvicinata tale di partite che non permettono di fare ragionamenti a lunga scadenza. Se parti pensando a chi devi incontrare al turno dopo, allora parti male. Abbiamo ambizione, ma non abbiamo la presunzione di dire di essere favoriti, solo quella di volere competere. Sarà una roulette russa». —

Simone Gagliardi

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