Lele Azzi a caccia di talenti da portare all’Inter: «Ero in parola col Bologna, poi la chiamata...»

Lele Azzi in tribuna allo stadio

Prima giocatore, poi allenatore, infine osservatore esperto per i top club della serie A: dopo Milan e Juventus, ecco i nerazzurri 

FERRARA. Da pochi giorni ha compiuto 60 anni, la maggior parte dei quali spesi su un campo di calcio. Parliamo di Gabriele Azzi. Molti si domanderanno chi è, perché per parlare dell’ex calciatore e allenatore originario di Badia Polesine, ma da anni residente a Santa Maria Maddalena, bisogna dire Lele, il soprannome con cui tutti lo conoscono nel calcio. Abbiamo scritto ex giocatore ed ex mister, perché da ormai 16 anni è osservatore e con la firma del contratto nella sede dell’Inter di questi giorni può ben dire di aver lavorato per le tre principali società italiane: prima il Milan, poi la Juventus e ora i nerazzurri. Completa così un cerchio di prestigio, ancor di più per lui, interista da quando a 5 anni vide l’Inter di Herrera vincere la Coppa dei Campioni.

LA CARRIERA



Lele Azzi è ormai un ferrarese acquisito. Cresciuto nelle giovanili della Spal (fino alla Primavera), ha avuto una bella carriera (centrocampista mancino dal piede buono) nei dilettanti, fra Argentana, Lendinara, Boca, Molinella e Migliarino, finendo prima alla Giacomense del presidente Mattioli e poi alla Fiessese. Proprio nella sua Badia ha iniziato ad allenare, per poi continuare in formazioni ferraresi, ossia Migliaro, Codigorese, XII Morelli e le giovanili della Spal, giocando al contempo con gli amici di sempre nella mitica formazione amatoriale della Seleçao. Se di professione lavora per l’Usl e ha due figlie, Benedetta è nota nel mondo del volley femminile, nel calcio ha appeso fischietto e scarpette da allenatore, per iniziare la strada di osservatore, partendo alla grande, visto che per quattro anni ha lavorato per il Milan.

«Erano gli anni in cui il responsabile del vivaio rossonero era l’amico Ruben Buriani - ricorda Azzi -; ci siamo incontrati alla Spal di Tomasi, lui era consulente, io allenavo la Berretti. L’anno dopo mi chiamò al Milan, società per cui ho lavorato quattro anni, prima di passare alla Juventus su chiamata di Pessotto».

Per i bianconeri ha lavorato diverse stagioni, prima di passare al Bologna e poi ricevere, questa estate, la chiamata dell’Inter, nella quale ricoprirà il ruolo di osservatore esperto (il più alto grado, vi sono anche i segnalatori e gli osservatori semplici), occupandosi di giovani (da quelli in Primavera alla classe 2006) in tutta l’Emilia Romagna, senza disdegnare Veneto e Lombardia.

TELEFONATA NERAZZURRA



«Dopo tanti anni di sacrifici - racconta Lele -, mi ha fatto proprio piacere questa chiamata. A Bologna avevo già l’accordo sulla parola con Sabatini (coordinatore delle aree tecniche rossoblù, ndr), lavoravo direttamente per lui, ma quando mi ha chiamato il responsabile delle giovanili dell’Inter, Samaden, mi è stata fatta una proposta alla quale proprio non potevo dire no e così sono tornato a Milano per firmare il contratto. Diciamo che anche il cuore nerazzurro ha aiutato nel fare questa scelta».

L’Inter ha una fitta rete di osservatori in Lombardia, poi un’altra quindicina di osservatori esperti, con i quali copre il resto dell’Italia: «Ho trovato un’ottima organizzazione - riprende Azzi -, ma finora ho sempre lavorato per club organizzatissimi, come lo era il vivaio del Milan ai tempi di Ruben, per non parlare della JuveNTUS, una vera e propria azienda, dove dopo una vittoria non si festeggia, ma s’inizia a lavorare per vincere il trofeo successivo. E il Bologna ha un centro sportivo meraviglioso».

Per un osservatore il vero obiettivo è scovare il campione del futuro nei campionati giovanili dilettantistici: «Premesso che quando vedo un giocatore importante non sono certo l’unico ad averlo visto, bisogna dire che i talenti si scoprono ancora. Personalmente, posso dire di aver scoperto Berardi negli Allievi del Sassuolo, mi colpì subito, così come ho visto Gagliardini e Duncan, poi Barella e Sensi. L’osservatore segnala dei calciatori validi, altri meno, i migliori sono quelli che ne sbagliano meno. Comunque, per trovarli, viaggio a una media di 200 partite viste all’anno».

CUORE BIANCAZZURRO

A proposito di cuore, quello di Azzi, come detto ex giovanili Spal e ormai ferrarese acquisito, è anche un po’ biancazzurro: «Assolutamente. Non posso dire che mi dispiace non essere stato interpellato in tutti questi anni, ma la Spal sarà sempre nel mio cuore ed è il primo risultato che vado a guardare».

Ecco, la Spal, e le aspettative di Azzi per la stagione: «Un’altra dove la vittoria sarà ottenere la salvezza, magari “larga” come quella della passata stagione. Credo comunque sia un vantaggio per la Spal essere al terzo anno di serie A, perché conosce la categoria meglio di altre squadre e mi sembra che a Ferrara sia un problema per tutti vincere, lo stadio “Mazza” sa spingere i biancazzurri».

FERRARESI DI PROSPETTIVA



Inevitabile di giocatori sui quali scommettere: «Parto dal Bologna, dove vi sono alcuni ragazzi della Primavera che presto credo esordiranno in serie A, penso a Cossaltèr e Cangiano, quest’ultimo un talento puro. Si è già visto alla fine della scorsa stagione Vignato nel Chievo, ma posso garantire che il fratello classe 2004 è ancora più bravo. E poi sta migliorando molto anche il settore giovanile della Spal, già adesso ha tre ragazzi di cui sentiremo parlare: il 2005 Saiani, arrivato da Imola, il calabrese Simonetta del 2006 e Cecchinato del 2007, prelevato dal Pontelagoscuro. Sono giovanissimi, ovvio, bisogna vedere se sapranno mantenere le promesse, ma le qualità per sfondare ci sono tutte. E una parola la spendo per Fabio Perinelli, che guida l’Under 17 biancazzurra: è uno dei migliori allenatori di settore giovanile in Italia». —

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