Sono cose molto Semplici: «Ho alzato la voce, ci siamo messi a giocare»

Nell’intervallo il tecnico è stato duro: la situazione andava ribaltata. Ma c’è stato anche il cambio modulo che ha fatto emergere nuove qualità

FERRARA. “Carica!” incita coreograficamente la curva, mettendo punti esclamativi per irrobustire il concetto. Che rafforza ulteriormente iniziando a cantare forte all’ingresso in campo delle squadre. Di fatto viene ignorato il grande ex Manuel Lazzari. Del resto «è il momento di far punti» esortava alla vigilia mister Semplici. Dopo una partenza complessa c’era da trascurare la poesia. Oddio, veramente anche la Lazio per almeno un tempo non s’è mostrata molto collaborativa. Poi...

Sospirone


... poi “Mister Easy” arriva in sala stampa e mentre si siede sullo scranno tira un sospirone. Nella ripresa la Spal ha cambiato marcia, s’è aggiustata tatticamente (4-2-3-1). Ha messo la fresca fantasia di Strefezza e una qualità atletica che è emersa nell’afa estense. Semplici riordina i concetti: «Intanto diciamo che stavolta, sì: il cambio tattico è stato importante. Ma anche il diverso approccio tra un tempo e l’altro è risultato fondamentale. Negli spogliatoi ho alzato la voce, scosso la squadra. Ho detto loro: “Stiamo perdendo senza giocare”. Questo non mi stava bene. Perdere contro una grande squadra ci sta e la Lazio è una grande squadra. Però lottando. Ecco, desideravo ribaltare la situazione anche psicologica».

negatività

Diciamo che dentro la testa dei calciatori non potevano esserci pensieri leggeri. Due sconfitte all’inizio e una Lazio padrona nel primi 45’. «Nell’ambiente esterno stavano uscendo le prime negatività, nel calcio sono cose che accadono. Però nel nostro interno sappiamo che questa rosa può lottare per la salvezza. Piegare una big è una soddisfazione importante, vale quanto detto in settimana: uniti ce la faremo. Il percorso è difficile, duro e lungo. Ma noi ci siamo».

Certezze

Questi tre punti sono croccanti, girano bene in bocca. Danno sostanza alla graduatoria in quanto colti in rimonta, emergendo da un principio di annegamento e strappati ad una rivale di spessore internazionale. «Por noi è una svolta - ammette Semplici -: quest’anno battere “queste” squadre sarà più difficile. Però, stavolta, è andata. Chiaro che le prime due sconfitte ci avevano fatto perdere alcune certezze, quelle devo darle io. Forse all’inizio non mi ero spiegato e nell’intervallo ho alzato i toni. Volevo che giocassimo a viso aperto, senza remore. Che emergessero le energie e le qualità della squadra. Che i ragazzi hanno: io devo incanalarle».

Il modulo gli allenatori sostengono sempre che conta relativamente, vale l’interpretazione dei calciatori. Epperò quella difesa a “quattro”, la linea frangiflutti di Missiroli e Murgia... I tre a centrocampo di gamba a ribaltare l’azione prendendo la Lazio in contropiede. Stordendola. E poi Strefezza. «Piano con l’esaltare i giovani. Igor ha avuto 8 in pagella alla prima partita 4 nella seconda. Calma, la strada per la loro crescita è lunga. Il modulo? La vera forza è avere interpreti intercambiabili: ho venti titolari».

Amaro laziale

Al sollievo di Semplici, fa da contraltare la faccia delusa di Simone Inzaghi. «Il nostro secondo tempo non è stato buono. Ci è mancato ordine e non abbiamo più costruito gioco. Quando accadono queste cose diventiamo una squadra normale. Primo tempo invece ottimo, però non abbiamo segnato la seconda rete. Sappiamo che la Spal è squadra che non molla, ci avevamo sbattuto contro pure l’anno scorso. Questi black out ogni tanto ci capitano ed è un problema: perdiamo coralità e di conseguenza efficacia».

«Cercare colpevoli comunque non ha senso, perché il responsabile sono io. I nostri quattro punti in classifica dopo tre giornate, per quanto visto in campo, sono pochi. Se vogliamo essere squadra da vertice dobbiamo cambiare registro. Perdere una gara come quella con la Spal non mi va bene. Sul primo gol subìto ci siamo persi una marcatura in piena area di rigore, sul secondo abbiamo lasciato “libera” una palla sempre in area di rigore. Responsabili? Mi aspettavo qualcosa in più da tutti». —

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