Feli Pharma: battute, passione e gran difesa: «Con queste luci il cesto si vedeva meglio»

Contro Mantova inaugurati i fari led al palasport: sono piovuti canestri da tre e coach Leka scherza 

FERRARA.  Coach Spiro ha quell’abilità rara di affrontare argomenti seri stemperando con le battute: «Abbiamo alzato le nostre percentuali da tre? Per forza - ha esclamato domenica sera Leka, nocchiero della Feli Pharma -: il presidente ha fatto installare al palasport le nuove meravigliose luci led. I giocatori hanno inquadrato meglio il canestro. E anch’io ho allenato in modo migliore: ci vedevo alla grande senza occhiali».

Ecco, mitico coach. Sfiora il grande problema di questo inizio di stagione del Kleb con tocco leggero. Ironico. Ah, vero che domenica il “palace” ha mostrato l’ennesima nuova miglioria della gestione D’Auria, ma con Mantova non è stata questione di illuminazione e di visuale. I biancazzurri hanno ribaltato il match con 6’ finali di pura adrenalina, trascinati da un pubblico che s’è scaldato di pari passo con la squadra. E le triple in serie non sono state un appendice, ma la scintilla che mancava ad un quintetto comunque da applausi. «Vivo nel basket da 44 anni - ha aggiunto il tecnico Feli Pharma - e so che possono esserci periodi in cui non fai canestro». Sacrosanto, però in genere sono momenti di blocco individuale e non di gruppo. Dopodiché è vero che tre giornate non possono affibbiare etichette, però è pur vero che tra le qualità principali del roster non c’è la facilità di tiro.


L’altra medaglia. «Abbiamo giocato una gara solida e il divario finale (83-74) non ci rende giustizia» ha sussurrato l’allenatore mantovano Alex Finelli. Ed ha pure ragione, rendendo con questo ulteriore merito all’impresa Kleb. La Pompea ha effettivamente spremuto una prestazione convincente: tosta, solida. Guerriera. Non è crollata. Eppure ha perso contro una Feli Pharma priva di Baldassarre. Significa che gli estensi hanno battuto un’avversaria competitiva, che non ha demeritato.

I portacolori Albiceleste hanno avuto qualcosa di più. Intanto una difesa che non ha mai perso compattezza pur soffrendo nei primi 20’ il “pick & roll” in uscita di Lawson, che ha martellato da tre. Ma se giochi avendo una prima linea che non si fa battere nè sul primo, né sul secondo e neppure sul terzo palleggio significa che puoi sempre stare in partita. Vencato e Wiggs mettono pressione sulla palla, aiutano i lunghi a “sporcare” le linee di passaggio. Mantova è arrivata spesso a dover concludere nei secondi finali dell’azione. Questa durezza difensiva rende il Kleb squadra sicuramente da playoff. Per fare il salto di qualità serve un attacco più fluido e un Campbell meno teso. Meno in cerca di soluzioni individuali. Ma il sentiero imboccato da Leka è giusto e anche i primi assaggi del pivottone Beretta inducono all’ottimismo: lavorando a fondo sul gigante, la Feli Pharma avrà un’altra arma molto ma molto interessante.

Protagonista. La scena, infine, se l’è giocoforza presa Panni con 23 punti personali su 25 segnati nell’ultimo quarto. Quello del sorpasso e dell’allungo: «Dico grazie ai miei compagni - afferma l’esterno - che hanno avuto fiducia in me nei momenti decisivi. E poi contro Mantova il nostro pubblico l’ho sentito veramente caldo, ci ha dato una spinta che abbiamo sentito. I nostri tifosi non hanno mai smesso di incitarci. Per questo desidero ringraziarli: avevamo bisogno di una spinta. Ci mancava un giocatore e quel giocatore alla fine è stato proprio il nostro pubblico».

Ora si gira pagina, sabato sera trasferta a Milano: «Ho avuto l’occasione di vedere il match fra Urania e Udine - dice Panni -; se avesse vinto, Milano non avrebbe rubato niente. I nostri prossimi avversari se la sono giocata fino alla fine: hanno un’ottima organizzazione difensiva. Ci aspetta un’altra battaglia». Panni ha ritrovato il tiro da fuori: «Cerco di pensare il meno possibile, anche perché se penso che non faccio canestro poi non lo farò mai».

E in settimana esami strumentali per Baldassarre (caviglia): difficile prevedere se per la trasferta di Milano potrà esserci. —

(ha collaborato Lorenzo Montanari)

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