La Spal rialzi la testa: solo l’anno scorso 5 punti in più e sfruttava il gioco aereo

Le reti dei difensori, anche da palla inattiva, erano importanti, mentre adesso non ci sono proprio. Servono soluzioni

FERRARA. C’è chi sta peggio, nel saldo da una stagione all’altra, ma non è motivo di consolazione. Perché Sassuolo e Milan (-8), Sampdoria e Napoli (-7), Genoa e Torino (-6) sono tutte attardate rispetto al consuntivo dopo l’11ª di andata dello scorso campionato, ma in classifica si trovano davanti alla Spal.

Il paragone. I biancazzurri sono ultimi. Ed hanno 5 punti in meno rispetto all’analogo post undicesimo turno del torneo 2018/19: erano a 12, ora si trovano a 7. Per carità, le distanze dalle altre squadre in lotta per non retrocedere sono ancora minime e c’è tutto il tempo per recuperare. Mancano sei partite all’inizio del mercato di gennaio, otto al termine del girone d’andata. L’anno scorso la Spal chiuse la fase ascendente con 17 punti, salvo conquistarne 25 nel ritorno, elevando dunque il proprio rendimento. È un esempio da seguire: tenere botta, sfruttare la finestra invernale delle trattative, accelerare.


Il fatto è che nella scorsa stagione la squadra di Semplici faceva (più) punti in trasferta, mentre ora come ora il contatore esterno è fermo sullo 0. In più, la Spal sta perdendo gli scontri diretti interni: è capitato con il Lecce, e lunedì contro la Sampdoria. Così non si fa strada. Bisogna invertire la tendenza. Rialzare la testa. In tutti i sensi: metaforico, pratico e... testuale. La Spal di un anno fa segnava più di tutte sfruttando il gioco aereo, le situazioni a palla inattiva.

I gol che mancano. Anche i centrali Vicari, Bonifazi e Felipe alla lunga hanno lasciato il segno, con reti importanti. In questo campionato la Spal non ha ancora fatto gol di testa, men che meno con i difensori. Si contano solo i gol di Petagna (3), Di Francesco e Kurtic (2): 7 reti totali, peggior indice realizzativo della serie A.

Pochissimi centri, con pochissimi giocatori (l’anno scorso invece si arrivò in doppia cifra). Mancano soluzioni, manca pericolosità in area avversaria, mancano alternative. Ecco perché sarebbe importante (anche) tornare a mettere a profitto le situazioni da fermo.

Cammino e rinforzi. Rimedi? Intanto, fare risultato domenica a Udine e, dopo la sosta, al “Mazza” con il Genoa. Si tratta di altri scontri direttissimi. Poi, vivere alla giornata. Conquistare qualcosina in trasferta (Inter, Roma, Torino, Fiorentina) e fare il pieno nelle altre (Brescia e Verona: sfide dal valore doppio) a Ferrara. Per arrivare al mercato trovandosi saldamente in gruppo, e poter inserire rinforzi. Servirebbe subito qualcosa? Ah sì, non c’è dubbio. Ma uno svincolato che non gioca da una vita (i siti specializzati parlano del centrale Andrea Raggi, ex Monaco: ha 35 anni e l’ultima gara risale al 16 dicembre 2018 contro il Lione. Dopo, un lungo infortunio e due panchine in ventuno giornate; in stagione, 6 presenze) non serve. Se la Samp vuole Raggi (che ritroverebbe Ranieri, per due anni suo mister al Monaco) si può sopravvivere. –


 

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