Spal nel baratro: ko in casa anche con il Brescia

Joronen para il rigore calciato da Petagna: poteva essere il pareggio delle Spal

Quarto scontro diretto interno e terza sconfitta: retrocessione in vista Petagna sbaglia il penalty dell’1-1, secondo fatale errore dal dischetto. Le Rondinelle vincono grazie a un gol di Balotelli, i biancazzurri all'ultimo posto in classifica

FERRARA. Penultima (la Spal) contro ultima (il Brescia). Scontro diretto reso ancor più rilevante dal 2-2 tra Lecce e Genoa. Una vittoria avrebbe consentito di mangiare due punti a salentini e rossoblù, rivali nella lotta per non retrocedere. Ok, non vale: Spal alla lunga disastrosa, sprecona (rigore dell’1-1 parato), in bambola, sconfitta. Ultima.

L’assetto. Spal priva di tutti gli esterni di ruolo (Fares, D’Alessandro, Di Francesco, Sala, Strefezza, Reca), infortunati al pari di Felipe. Mister Semplici vara quindi un teorico “albero di Natale”, con doppio trequartista (Jankovic - alla prima come titolare dal suo arrivo nel gennaio scorso - e Kurtic) a supporto di Petagna, che in realtà è molto più un 4-4-1-1 in fase di non possesso e 4-2-3-1 quando si attacca: difesa “a quattro” con Cionek e Igor adattati terzini (Vicari e Tomovic centrali). Centrocampo Murgia-Missiroli (di rientro dalla squalifica) e più avanti Jankovic-Kurtic-Valoti dietro al bomber. Poi, il movimento dei singoli determina l’assetto. Sull’altro fronte Corini (di ritorno sulla panca bresciana dopo il disastroso interregno Grosso) propone un 4-3-1-2 anomalo, con Romulo (ex pedalatore di fascia) teorico trequartista: mah, il calcio è proprio finito...


Iniziativa infruttuosa. Buona Spal per piglio, verve, idee di gioco. Jankovic, da destra, rientra e col sinistro mette una palla deliziosa. Poi, su altra bella trama collettiva, è Igor a non trovare la conclusione vincente. Jankovic danza e scodella in mezzo, Valoti non trova i compagni. La gara si fa più confusa. Iniziativa spallina ma non sempre con fluidità, e senza trovare lo sbocco giusto.

Ci riesce Kurtic, sottomisura, ma il suo gol viene annullato: fuorigioco per il... ditone del piede. Che abbia ragione Ceferin? Interrogativo retorico, ha ragione eccome. Da qui alla pausa, una zuccata fuori di Petagna. Al riposo sullo 0-0: poco, per le necessità spalline. Il fatto è che, alla lunga, i biancazzurri denotano le difficoltà di sempre: faticano ad entrare in area ed a concludere. E Jankovic, largo a destra, diventa prevedibile, perchè può fare sempre e solo quella mossa a rientrare.

Ripresa horror. Il secondo tempo si apre nel peggiore dei modi per la Spal. Prima una triplice occasione bresciana in un colpo solo, quindi il vantaggio ospite con Balotelli con dinamica non uguale ma simile a quella dell’azione precedente. Spal sbalestrata, farraginosa, lunga, con tempi di gioco sbagliati. Semplici toglie Valoti, mette Floccari e passa alle due punte di ruolo, ma la squadra non risponde. Corini inserisce il difensore Magnani per Ndoj, Romulo passa a fare la mezz’ala, il modulo diventa 5-3-2. Paloschi rileva Jankovic, ora in campo ci sono tre attaccanti di ruolo. Sull’altro fronte esce un indolente Balotelli. E che succede? Capita che Paloschi conquista subito un rigore, ma Petagna se lo fa parare dal finnico Joronen: per il centravanti è il secondo pesantissimo errore dal dischetto (a Udine e ieri). Disastro totale, scenario horror.

Sullo sfondo c’è lo spettro della B. Giusto così per una squadra costruita malissimo, che brilla quando ha nulla da perdere ma che non regge le pressioni e che in quattro scontri diretti interni con tutte le ultime (Lecce, Sampdoria, Genoa, Brescia) raccoglie 1 punto su 12. Retrocessione a questo punto inevitabile, a meno di futuri miracoli. Come attrezzarsi all’uopo è un mistero. —


 

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