Serie A, si fa sempre più dura: dubbi dei medici e altri contagi

A vuoto l’incontro tra Figc e Comitato scientifico. Palla al ministero della Salute. Tra Fiorentina e Samp dieci nuovi positivi, sale la preoccupazione tra i giocatori

MILANO. Chi si aspettava un via libera in stile tedesco è rimasto deluso. L’incontro di ieri tra Figc e Comitato tecnico scientifico (Cts) del governo ha evidenziato le solite due perplessità degli scienziati sul protocollo medico elaborato dalle componenti calcistiche: la necessità di reperire un elevato numero di tamponi per avvicinarsi al rischio zero e le modalità di isolamento di un nuovo contagiato.

Una situazione sempre più frequente alla luce dei test effettuati prima delle sedute individuali. Dopo l’annuncio di un giocatore del Torino, la Fiorentina ieri ha comunicato l’esistenza di sei casi di coronavirus: tre giocatori e tre componenti dello staff, tutti asintomatici. Poco dopo è toccato alla Sampdoria con quattro giocatori (uno già malato a marzo). E si susseguono voci su possibili positivi in altre squadre. Molti calciatori di Serie A sono preoccupati, soprattutto gli stranieri.


La strada per la ripresa è in salita. Ora il Cts farà una relazione al ministero della Salute che può bocciare il protocollo oppure rinviarlo con i suoi suggerimenti di modifica. Roberto Speranza deciderà nei prossimi giorni. Il presidente federale Gravina, intervenuto insieme ai dottori Zeppilli e Casasco, chiede al Cts e al ministero della Salute di non chiudere la partita, ma di permettere al calcio di giocare il secondo tempo migliorando il protocollo.

Il nodo principale è legato alla necessità di trovare molti tamponi per rispettare il protocollo. Un approvvigionamento che può risultare stonato soprattutto nelle regioni del Nord più colpite dall’epidemia, dove giocano numerose squadre di Serie A (l’Inter comincerà oggi le sedute individuali se non ci saranno problemi con i test medici da ultimare questa mattina).

La Figc ha garantito che potrebbe andare a cercare i tamponi nelle regioni meno sotto pressione in modo da non gravare sul sistema sanitario di Lombardia e Piemonte. Questa proposta potrebbe ridurre le distanze.

Se la Serie A resta in corsa, sembrano più vicine al capolinea Serie B e C. Ieri l’assemblea della Lega Pro ha decretato la fine del campionato, che dovrà essere ratificata dal prossimo Consiglio federale. L’idea è quella di promuovere in B le prime di ogni girone (Monza, Vicenza e Reggina) più la migliore seconda da individuare secondo criteri meritocratici ancora da chiarire.

In caso di ok agli allenamenti collettivi, l’Associazione calciatori chiederà di predisporre con i medici del lavoro (non solo sportivi) un altro protocollo per tutti gli spazi comuni dei centri sportivi, simile a quello preparato da sindacati e governo per le aziende.

Prima, però, deve arrivare il responso di Speranza. «Mi auguro che si siano risolte le problematiche emerse nei giorni scorsi – commenta Vincenzo Spadafora, ministro dello Sport – e che il 18 maggio possano riprendere gli allenamenti di squadra».

Per la possibile ripresa del campionato bisognerà aspettare l’andamento della curva dei contagi dopo la metà di maggio. Ma in questo momento il calcio italiano chiede solo di poter modificare ancora il suo protocollo. —

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