Contenuto riservato agli abbonati

Torchia e quel calcio magico “made” in Gibì: «Fabbri portò leggerezza in una Spal forte»

L’ex portiere della doppia promozione dalla C2 alla B ora fa il procuratore e non dimentica le stagioni di gloria. Lui pararigori, il gruppo unito e il tocco dell’allenatore per la cavalcata dal 1990 al 1992 che è ancora indimenticabile

FERRARA. Dal calcio giocato al calciomercato, da portiere pararigori ad agente Fifa (nonché miglior procuratore della stagione 2015/2016): è la vita post calciatore del romano Davide Torchia che, nei due anni di permanenza alla Spal (1990-1992), fu protagonista della doppia promozione dalla C2 alla B.

Torchia, qual era la forza del vostro gruppo?


«Il gruppo, appunto. Avevamo giocatori di categoria superiore e l’alchimia è stata la nostra arma in più, quella vincente. Ci sentiamo ancora, un legame prezioso e molto profondo, una sintonia difficile da trovare nel calcio attuale».

L’arrivo di Gibì Fabbri in panchina ha portato poesia nel calcio, unita a bellezza ed efficacia. Il suo ricordo?

«Gibì Fabbri ha portato nel breve un cambio di mentalità, un calcio moderno, lavorando accuratamente nel quotidiano. Ha rivoluzionato il calcio, portando spettacolo nel gioco corale e nella duttilità dei suoi interpreti. Al di là ovviamente delle qualità tecniche, che tutti conosciamo, ha portato leggerezza, serenità e libertà, che mancavano nel complesso squadra. Con lui non avevamo timore ad affrontare alcun avversario. Un calcio di quel livello non si vede più: come attaccavamo gli spazi e la porta per segnare...».

Portiere pararigori, una sua peculiarità. Qual era il suo segreto e quale consiglio dà ai portieri di oggi?

«Io arrivo da una scuola tecnica dove tutto veniva fatto con un certo criterio. E continuano a piacermi determinati portieri che hanno caratteristiche tecniche, sono anche più belli a vedersi».

Passando alla Spal attuale, Di Biagio è l’uomo giusto per far cambiare rotta alla Spal?

«Ho visto Di Biagio sia nell’Under 21 che nelle poche partite che ha fatto con la Nazionale maggiore e mi è piaciuto come ha impostato la squadra. Non è stato fortunato perché è arrivato in un momento particolare, in cui la Federazione aveva l’ idea di cambiare. A me piace molto, è reale, concreto. Conosce bene i calciatori ed è cresciuto tantissimo».

Un pensiero su Semplici...

«È fisiologico che prima o poi le cose terminino, ma sarà un allenatore che rimarrà nella storia e nei cuori spallini per tutto quello che ha fatto e dato».

Quale potrebbe essere il giusto ds per la Spal?

«Il ruolo di ds spesso nella Spal viene da una crescita interna. Hanno preso Vagnati che veniva dalla Giacomense ed è cresciuto fino a diventare un ds di serie A. Devono capire bene loro se proseguire su questa strada, crescendo qualcuno dall’interno, prenderne uno che conosce benissimo l’ambiente da spallino/ex spallino, oppure cambiare radicalmente. Conoscendo l’ambiente spallino, penso si vorrà dare un senso di continuità».

È favorevole alla ripartenza del campionato di A?

«Per me il calcio deve ripartire, come tutta l’economia. Per arrivare allo stato di pericolo zero bisognerebbe rimandare il calcio per un altro anno e mezzo, ma questo non è possibile. Con i margini di rischio minori possibili si può ripartire. Sia la Federazione che le varie leghe hanno lavorato molto per garantire il massimo della sicurezza possibile in questo momento. Stessa sicurezza che non c’è in nessun altro campo lavorativo. Sarà comunque un campionato diverso, compresso».

Con il suo assistito Rugani ha visto il Covid19 da vicino. Casi di positività a stagione in corso potrebbero essere un problema?

«Daniele è stato il primo caso positivo in serie A. Posso dire che vi è la difficoltà, anche nei casi di asintomatici come il mio assistito, di tornare alla negatività in tempi brevi. A lui ci sono voluti 35 giorni. Non è stato un momento facile. Non bisognerebbe fermarsi alle apparenze dei calciatori: sono ragazzi giovani con le loro fragilità che affrontano delle pressioni importanti».

Il lungo stop in Bundesliga si è fatto sentire con otto infortuni già nel primo turno. Può essere un pericolo anche in Italia?

«Può essere un problema perché ci sono stati due mesi di stop e nel calcio difficilmente ci sono. Come fermare un ciclista a metà del giro d’Italia o al termine, la ripartenza a quel punto cambia perché aveva una birra e una preparazione diverse».

Che finale di stagione si aspetta?

«È come se si facesse un campionato nuovo, ripartendo da zero. Sono pronto a vedere cose strane, ci potrà essere una squadra che pensiamo possa andare benissimo con delle crisi e, al contrario, un club in crisi prima della sosta che ci sorprenderà». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA