Spal ko pure a Napoli: Petagna illude ma non c’è scampo

Immediato vantaggio campano poi l’1-1 del bomber. Però la speranza dura poco La squadra subisce altri due gol e scivola all’ultimo posto. Salvezza complicata

Seconda gara post ripresa del campionato e banco di prova tremendo per la Spal ieri sera a Napoli. Serviva un risultato utile, per tenere vivo il lumicino della speranza. Come non detto. È arrivata un’altra sconfitta, per 3-1. Una Spal pulitina e dignitosa, nel senso che non ha mai sbracato. Ma anche senza squilli. Il motivo di parziale consolazione è il solito: hanno perso anche le altre: dopo il Lecce venerdì, è toccato a Sampdoria e Udinese. Distanze immutate, Spal a -7 dal Lecce e -8 da Genoa e Samp. Intanto però le giornate passano, ora ne restano solo dieci. Quindi il compito diventa sempre più difficile. E la Spal, agganciata dal Brescia, tecnicamente è ultima.

Sempre sorprese. Spal con sei novità rispetto alla formazione iniziale vista contro il Cagliari. Mister Di Biagio sorprende anche questa volta, proponendo subito il tandem pesante Petagna-Cerri. Un segnale per dare coraggio, probabilmente. Di certo, sarebbe stato utile farlo martedì scorso ben prima del 35’ della ripresa. Felipe rileva Bonifazi, reca e Fares entrano per Sala e D’Alessandro (a destra va Strefezza), la mediana è composta da Murgia e Missiroli. Valoti, Valdifiori e Castro vanno in panchina. È dunque un 4-4-2.


Sull’altro fronte Gattuso propone il Napoli col 4-3-3 e l’attacco-tipo Callejon-Mertens-Insigne. Il turn over è in porta (l’ex Meret per Ospina) ed a centrocampo dove giocano Fabiàn, Lobotka ed Elmas, con Demme e Zielinski che si accomodano in panca.

Subito sotto. Le mosse di Di Biagio consegnano il centrocampo al Napoli, che nel settore nevralgico è in superiorità numerica nel mezzo. E una difesa così statica e lenta è preda del frullìo di zampette della micidiale banda di piccoletti partenopei. Tutto ciò viene evidenziato immediatamente. La Spal regge per... tre minuti, poi capitola sulla manovra avvolgente che il Napoli comincia nella propria metà campo, per poi innescare lo spunto verticale ed in velocità di Hysaj. Nessuno lo prende, c’è la casualità di un rimpallo/tocco sbagliato che restituisce palla al Napoli, con Fabiàn che mette in corridoio a favore di Mertens. Tutti fermi, tutti a guardare, per il belga è uno scherzo scavalcare dolcemente Letica.

Il Napoli dormicchia, trotterella, sembra giocare la partitina del giovedì. Più che sufficiente contro una Spal che di fatto non esiste. le due punte ci sono, ma nessuno le serve. I partenopei sfiorano il raddoppio con Elmas, quindi - dopo una lunga fase di simil assopimento - centrano il palo con Insigne.

Illusione e nuovo svantaggio.  Dal possibile 2-0 all’immediato... 1-1. Alla Spal riesce l’unica cosa di cui sembra essere capace: Fares a favorire la sovrapposizione di Reca, spunto e cross del polacco. Minuti prima era stato Koulibaly ad impedire l’impatto a Cerri, questa volta il senegalese non chiude su Petagna che perfettamente appostato sciabola in rete.

Troppa grazia... San Gennaro. Infatti il Napoli rimette subito le cose a posto (per se stesso): la Spal cincischia, Elmas pesca Callejon sul quale la marcatura di Reca non esiste. Tutto solo, lo spagnolo controlla e infila Letica in diagonale. La gara rischia di chiudersi in pieno recupero, ma il Var grazia Cionek (scherzato da Mertens) ed i biancazzurri annullando il tris di Insigne a causa del fuorigioco di partenza dello stesso Mertens, autore dell’assist. Mano male.

Discorso chiuso. Ad inizio ripresa Di Biagio ha messo Valoti per Reca, con Fares arretrato a terzino sinistro. Proprio Valoti ha impegnato Meret con un bel destro a girare dalla distanza, su cui l’ex è stato reattivo. Per il resto, su entrambi i fronti, nulla - o quasi - da segnalare. Fino alla penultima girandola di cambi. A Younes sono bastati pochi istanti in campo per siglare il 3-1 che ha fatto scendere il sipario.

La Spal continua ad aggrapparsi ad una speranziella. Mercoledì (col Milan) bisognerà però necessariamente vincere. Più o meno lo si dice da otto/dieci mesi. —