Per la Spal cambia poco Nessuna riesce a staccarsi, ora arrivano le gare decisive

Due partite in meno, consumate perdendo. Prima col Cagliari e poi a Napoli. La Spal s’è fermata a Parma (prima del lockdown) in termini di punti conquistati, ma alla fin fine può parzialmente consolarsi col fatto che anche la diretta concorrenza non sta facendo molto meglio. Una sorta di ciapanò: tu perdi, io perdo. Tu inciampi, io incespico.

Insomma, la Spal è sempre lì. Attardata. Frenata. Però con più o meno le stesse speranze salvezza che aveva prima di martedì, quando è iniziato il tour de force con le dodici partite in meno di quaranta giorni.


Ora, i match rimasti sono dieci e la Spal dai sette punti da rimontare in questo momento ne conta otto. Appena uno in aggiunta al fardello, in sostanza poca cosa. Dopo il Milan, saranno tutti scontri diretti (le genovesi, il Brescia, l’Udinese, il Torino) e sarà lì che si deciderà il destino. Soprattutto perché in fondo rimangono tutte ancorate al fondale. Il Lecce busca scoppole da Milan e Juventus (certo, calendario non agevole), il Genoa acciuffa il Brescia per i capelli dividendosi una posta che non sfama nessuno. Il Toro sbatte sul Cagliari, mentre ieri la Sampdoria si è arresa al Bologna e l’Udinese ha lasciato spazio alla solita Atalanta tritatutto.

Si evince che tutto cambia affinché nulla cambi. Calcio negli stadi deserti, rigidi protocolli per tenere sotto controllo il Covid, cinque sostituzioni e partite come si fosse in catena di montaggio. Però il Brescia e la Spal rimangono in fondo, le altre non riescono a staccarsi. A breve arriveranno gli scontri diretti e allora in quel caso, giocoforza, inizieranno ad essere emessi i primi verdetti. —

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