La Ovest scuote la Spal: onorate la maglia. A caccia di un miracolo per riaprire i giochi

A distanza di tre giorni dal rovescio con l’Udinese oggi (12 luglio) i biancazzurri tornano in campo: c’è il Genoa e la curva estense ha incontrato la squadra 

FERRARA. La desolante controprestazione di giovedì contro l’Udinese, ha fatto perdere la verginità alla Spal. Il ko, figlio di un atteggiamento moscio, ha scosso la tifoseria. Non per il pugno pesante dello 0-3, nemmeno perché la caduta sa di anticamera alla retrocessione. Bensì per aver dovuto digerire una pattuglia biancazzurra che nella partita del rilancio (vincendo, il Lecce sarebbe stato a due partite di distanza) non ha avuto l’anima. E così ieri la Ovest, che finora aveva manifestato disincanto e disinteresse per una ripartenza senza tifosi e dal sapor plasticato, s’è sentita in dovere di presentarsi al Centro.

Prima dell’allenamento: un confronto severo ma civile. Uno striscione neppure polemico, semmai malinconico: “Grazie per tutto quello che ci avete dato, ma il rispetto verso di noi va sempre onorato. No alla Curva contingentata”. Alla vigilia del ritorno a Marassi (domenica scorsa fu Sampdoria con “solito” 0-3 al passivo, oggi alle 17.15 c’è il Genoa), la Spal sa che nonostante gli spalti vuoti la città ha un cuore che soffre per una ripartenza che prometteva ben altro. Invece mister Di Biagio non ha dato seguito al colpo (1-0 al Parma) con cui era arrivato al lockdown. Dopo sono giunti un pari e quattro sconfitte. Un solo punto colto. Solo il Genoa, con due, ha fatto peggio e già questo fa capire che razza di partita sarà quella odierna. Rossoblù in crisi e delusi (prima della pandemia stavano trovando il bandolo della matassa), ad un punto dal Lecce che diventa l’unico team oggettivamente raggiungibile.

La posta

La Spal, sostanzialmente, si gioca meno perché s’è già buttata via abbastanza. La terraferma dista nove punti, che diventano dieci “virtuali” in quanto i biancazzurri sono in svantaggio negli scontri diretti col Lecce. «Ci vorrebbe un miracolo» sospira Di Biagio. Finora è spesso venuta meno anche la normalità, arduo sognare in grande. Il tecnico biancazzurro ha una media punti di 0,5, una cifra già esplicativa di suo sull’entità necessaria dell’eventuale miracolo sportivo.

«Abbiamo parlato a muso duro alla squadra» ha fatto sapere la Ovest meno propensa ai sogni e più pragmatica. «Abbiamo ricordato la storia che si cela tra le righe sottili della nostra maglia - hanno aggiunto i membri della curva - e i motivi per cui devono onorarla. Non ci interessa la retrocessione, siamo consapevoli che scendere di categoria è un’eventualità da mettere sempre in conto per una realtà come la nostra. Quando però accade, bisogna affrontare la situazione con dignità e rispetto nei confronti della tifoseria».

Solidi. Chiari. Garbati. Mister Di Biagio, per dare un po’ di colore al volto spallino, ricambia ancora modulo e oggi punta al 4-4-2. Ecco, il primo passo per il futuro sarebbe quello di scegliere un atteggiamento tattico e mantenerlo. Che già la squadra è psicologicamente debole di suo.

Coperta

Tanto, come la usi, la coperta è corta: se la tiri in avanti per aiutare un solitario Petagna poi ti scopri le spalle e rischi le ripartenze; se stai più prudente, là davanti è deserto e comunque gli avversari gol alla Spal lo fanno comunque. Tanto vale spostarsi più avanti, cercare la zampata. A maggior ragione contro un Genoa non certo impenetrabile. Ora l’obiettivo spallino è limitare i danni, uscire a testa alta. Non più cercare i punti della rimonta. Poi, si vedrà. Pertanto oggi sembra che tocchi a Cerri giostrare in avanti. Rientra Cionek dalla squalifica, forse Salamon avrà una chance da titolare. Ancora out Fares e Valoti. A ogni modo, più che indovinare la formazione, Di Biagio scelga chi ha ancora un po’ di gamba e adrenalina. —

Marco Nagliati

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