Spal, difetti e meriti: nelle ultime due gare gettati 4 punti ma c’è molto di buono

Col Pordenone ulteriore crescita di gioco e più occasioni. Leggendo meglio le partite la squadra potrà fare bene

FERRARA. Troppo poche, tre giornate di campionato (oltretutto spezzate dalla sosta per le Nazionali), per trarre considerazioni definitive. Per dare giudizi perentori sul valore, le possibilità e gli obiettivi della Spal. Per farlo, o per tentare di farlo con maggior attendibilità, bisognerà aspettare almeno altre quattro partite, quelle fino al 6 novembre (Empoli, domani, poi Vicenza, Reggina e Salernitana). Calendario assai tosto (Empoli e Salernitana sono due delle tre squadre attualmente al comando; la Reggina di Menez è una delle favorite). Ciò non toglie che ad ora ci sia qualche rimpianto, soprattutto per due dei tre pareggi conquistati nelle prime tre giornate. Soprattutto per gli ultimi, quelli con il Cosenza e con il Pordenone: due vittorie sfumate – in maniera evitabilissima – all’ultimo istante del recupero o al 90’. E con i 4 punti in più che si sono volatilizzati, adesso la Spal sarebbe prima in classifica sottobraccio alle citate Empoli e Salernitana ed al Cittadella. Detto ciò, si impongono alcune considerazioni.

GESTIONE


La Spal deve considerevolmente migliorare nella gestione della partita, delle fasi della stessa, sapendo comprendere i momenti. Pronti via, sabato a Lignano i biancazzurri sono partiti fortissimo, creando immediatamente i presupposti per il gol (mancandolo). Ma alla prima azione, leggibilissima e prevedibile (sia nel lancio per Diaw che nello spunto dell’attaccante) del Pordenone hanno subìto la rete. Così come era evitabile il raddoppio, conseguenza di due errori (prima sulla palla per Magnino, quindi sul corner di Calò destinato a Barison). Servivano attenzione e decisione, in assenza delle quali si è rischiato di compromettere la gara.

La reazione spallina ha fruttato la clamorosa ma meritata rimonta da 0-2 a 3-2, però una volta ottenuto il vantaggio, quello era il momento per chiudere la contesa. Con maggior lucidità, precisione, convinzione si poteva segnare il quarto gol e vivere un finale tranquillo. Non si possono lasciar sfumare opportunità del genere.

L’ultimo quarto d’ora è stato di sofferenza. Privo di grandi rischi, ma con troppo campo concesso al Pordenone, quando – anche in una fase di contenimento – un baricentro più avanzato di una ventina di metri avrebbe evitato di subire una pressione eccessiva. Questione di atteggiamento, di una sicurezza da riacquisire in toto, e – forse – anche della mancanza di un mediano come Salvatore Esposito che, tra i centrocampisti, sembra quello con maggior attitudine all’interdizione: lo si era notato anche dopo la sua uscita contro il Cosenza. Poi, chiaro, la gara al 90’viene decisa da un errore individuale, il clamoroso “mani” di Murgia, in possesso e senza pressione avversaria, che costa il rigore del definitivo 3-3, e senza quello magari si farebbero anche discorsi leggermente diversi (ma non troppo...).

CARATTERE E GIOCO

Vanno ovviamente annotati anche i meriti. La Spal ne ha avuti soprattutto due, grandi. Il carattere con cui ha reagito, senza scomporsi, dopo il doppio svantaggio iniziale, e la qualità di gioco attraverso cui ha costruito la rimonta. I biancazzurri, una volta ricompostisi, hanno ripreso il filo conduttore dei primissimi minuti. Manovra ragionata, costruita, palla a terra, ricerca della verticalità e delle combinazioni, grande possesso (63% a fine primo tempo, 58% complessivo al termine della gara), occasioni da gol (tante) tutte costruire attraverso il gioco, e maggior presenza in area avversaria rispetto alle uscite precedenti. Sono basi decisamente incoraggianti, su cui insistere. Migliorandosi laddove necessario.–

La guida allo shopping del Gruppo Gedi