Selva dà forza alla Spal: «Domani gara aperta Col Sassuolo mi aspetto una partita avvincente»

L’ex centravanti ha giocato con entrambe le squadre restando legato  ai due ambienti e non vede il match di Coppa Italia a senso unico 

l’intervista

Uno dei punti di contatto tra Spal e Sassuolo è raffigurato da uno dei più grandi simboli della Nazionale sammarinese, nonché primatista di presenze e reti segnate. Andy Selva ai piedi del monte Titano ha fatto cose straordinarie, ma impronte di rilievo è stato capace di lasciarle sia con la Spal che col Sassuolo. Due le stagioni in biancazzurro (2003/2005 in C1), mentre sono stati tre gli anni in neroverde (2006/2009, C1 e B).


Selva, visto il suo attuale impiego possiamo chiamarla mister…

«Quando ho smesso la carriera di calciatore qui nella Repubblica (con La Fiorita; ndr) ho intrapreso questa nuova strada. Ho avuto la possibilità di allenare la Nazionale U17 di San Marino e attualmente sono al Pennarossa. A Coverciano ho ottenuto il patentino Uefa A: gli stimoli non mancano, mi diverto e spero di avere un futuro nei professionisti».

Cos’hanno rappresentato i due anni di Ferrara nella sua carriera?

«Sono stati un autentico trampolino. Provenivo dai dilettanti quando Ranzani mi chiamò e suscitò in me una grande carica. Ero pronto a fare quel grande salto e andò benissimo: da riserva in ritiro a titolare inamovibile alla prima di campionato. A Ferrara c’è l’ambiente, la piazza ha fame di calcio, i tifosi sono eccezionali. Mi sono sentito a casa».

A Sassuolo ha assaggiato anche la serie B…

«Già all’epoca c’erano ambizioni. Gli anni in C sono stati strepitosi, mentre la B è stata bella per la squadra, un po’ meno per me col ricordo dell’infortunio al crociato».

Due esperienze (anche) sotto il nome di Massimiliano Allegri…

«Si vedeva che era un tecnico con capacità sopra la media. Una persona splendida, leader nello spogliatoio, capace di tirare fuori il massimo da tutto il gruppo. Nessuno si è mai lamentato di lui. Un allenatore capace di leggere le situazioni sempre in anticipo».

Francesco Magnanelli era già suo compagno ai tempi. Un’autentica bandiera neroverde…

«Le sue qualità sono venute fuori e anche col salto di categoria è rimasto fondamentale. Si è impegnato tantissimo, mettendoci umiltà. Ci sentiamo molto spesso, in tempi normali ci siamo trovati varie volte a mangiare e a edue chiacchiere. Nel calcio ci sono belle amicizie che proseguono».

Il suo portiere alla Spal era Pierobon…

«Andrea, detto “Robocop”! (ride; ndr). Eccezionale, lo ricordo con piacere. Siamo stati grandi amici, sono contento che nella sua Cittadella sia ancora attivo vivendosi l’esperienza al 100%. Al calcio fa bene avere gente stimata».

Un’opinione sulla squadra di Marino?

«Credo che la Spal sia in linea con i programmi della società che vuole tornare in A. È lì assieme a tutte le big e se la giocherà in un campionato difficile e sempre aperto a sorprese. La A potrà esser riconquistata ma nessuno regalerà nulla, bisognerà combattere».

E il Sassuolo di De Zerbi?

«Sta facendo un’annata strepitosa. Il suo metodo di lavoro mi piace tantissimo, l’ho vissuto dal vivo per tre giorni. È ormai realtà riconosciuta in A, e che valorizza anti giovani».

Pronostico chiuso domani?

«No. È chiaro che il Sassuolo alla Coppa ci punterà ma le gare sono tutte aperte. Le squadre come la Spal possono creare difficoltà. Mi aspetto una partita bella e avvincente». —

Alessio Duatti

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