Contenuto riservato agli abbonati

Spal, il monte ingaggi al top: una realtà fuori dalla... realtà

Ventidue milioni lordi, poi Monza e Lecce. Nessuna è giunta agli obiettivi. Tutte le ragioni per cui il club vuole rientrare e contenere

FERRARA. Sicuramente è ben comprensibile che la Spal in vista della prossima stagione voglia e debba realizzare ulteriori economie. Cedendo tutti (o quasi) i giocatori cedibili ed in grado di arrecare un beneficio economico e/o di realizzare un risparmio sui costi.

COMUNICAZIONE


Il problema non è accettarlo (da fuori), ma dirlo chiaramente (dall’interno) in modo che venga pienamente compresa - e condivisa - la realtà. Anche perché si potrebbe poi riuscire ugualmente a costruire una squadra interessante, puntando su giovani del vivaio, prestiti azzeccati (come nell’ultima stagione) e qualche svincolato di valore. Comunque sia, si consideri che la Spal nell’annata ormai in archivio ha vantato (si fa per dire...) il record del monte ingaggi della serie B.

I DATI

Calcolato al lordo, e senza considerare le operazioni del mercato di gennaio (che in casa biancazzurra hanno ridotto il tetto salariale), al 31 gennaio la Spal aveva un monte ingaggi di ben 22.263.975 euro. Una cifra spaventosa, assurda per la categoria, principalmente in conseguenza di contratti stipulati nel passato. Dietro ai biancazzurri, alla stessa data ovviamente, il Monza (18.938.435) ed il Lecce (13.353.849). Di queste squadre, la Spal non è nemmeno andata ai playoff, il Monza ed il Lecce sono stati eliminati al primo giro nella contesa. Come monte ingaggi seguono poi Frosinone (salvatosi non senza qualche patema) e Brescia (entrato ai playoff per il rotto della cuffia e poi subito eliminato), rispettivamente con 12.243.705 e 11.522885. Le due promosse Empoli e Salernitana erano a 9.948.075 e 10.335.400. Il Venezia finalista si trovava a 8.025.287 euro di ingaggi, mentre l'altra finalista Cittadella è risultata la squadra col monte ingaggi più basso di tutta la serie B: 3.245.210 euro.

Questi dati evidenziano come non sia scontato, anzi, che organici costosi in termini di stipendi garantiscano risultati sportivi conseguenti.

Per tutta questa somma di motivi, e per garantire perennità (o vivibilità, se si preferisce), la Spal deve “sgrassare”, ed impostare una programmazione 2021/2022 che sia di riduzione e contenimento. Con i conseguenti riflessi sulle scelte dell’allenatore e dei giocatori, che devono rientrare nei parametri. Tutto logico.

DIANA, PAVANEL...

Così si spiega perché la Spal cerca un allenatore che sia qualcuno da riciclare/rilanciare/riproporre, oppure l’emergente in arrivo dalla C (il Dionisi o lo Zanetti della situazione, per intenderci). Si può pescare bene anche senza svenarsi. Per dire, Venturato al Cittadella guadagna 80.000 euro, quindi più o meno in quella forbice è possibile attirare anche a Ferrara un allenatore capace. L’importante è individuarne le doti, crederci, imporlo, sostenerlo, far capire chiaramente all’esterno che la realtà è questa.

Chi c’è in giro? In C quelli che hanno lasciato e stanno lasciando un’impronta sono Colavitto del Matelica, Aimo Diana del Renate e Pavanel della Feralpi, oltre a Zaffaroni dell’Albinoleffe. Per una serie di ragioni, Aimo e Pavanel sono quelli che forse si fanno preferire. Da considerare che il primo gioca con la difesa “a tre” (che poi è “a cinque”, come ovunque), e la Spal in linea di massima vorrebbe virare su un 4-3-3, che è ciò che attua Pavanel. Ma sono ragionamenti, bisogna vedere a quale sintesi giungerà la Spal. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA