Per la Spal è tempo di avviare il cantiere. La prima scelta sarà quella dell’allenatore

Il ds Zamuner deve iniziare a programmare. Serve un mister di personalità, che condivida tutto e sappia il peso della maglia

FERRARA. Se si guarda il Cittadella, non c’è un solo giocatore che balza agli occhi (anzi, ce n’è uno, il più forte di tutti - D’Urso - che infatti non gioca mai, o quasi) e che dici “oh, questo per la mia squadra sarebbe perfetto”. Però tutti insieme hanno funzionato a meraviglia.

Si può poi andare indietro con la memoria, dal Lecce di Fascetti al Pescara di Galeone, e ricordare come partendo a fari spenti (anzi, proprio senza fari) combinarono grandi cose.


Insomma, da oggi (il Citta) a ieri (Lecce e Pescara) epoche e calcio differenti, ma una comune evidenza: si può fare bene anche senza grandi nomi (sulla carta) e senza spese fuori dalla realtà. L’importante è avere idee chiare, gioco, identità, corsa, carattere, personalità, voglia di arrivare. Tutto ciò per dire che la Spal che verrà può essere allestita anche in (relativa?) economia. Non è questo che spaventa, pur se sarà una serie B micidiale per livello di competitività, con protagoniste che ad oggi appaiono quasi tutte superiori a quelle dell’ultima stagione. Ma, insomma, l’importante è che la Spal parta, inizi a programmare, a scegliere ad agire. Alle nostre latitudini non si conoscono ancora la disponibilità economica che verrà stanziata egli obiettivi che potranno essere messi nel mirino. Ad iniziare dall’allenatore, che è tassello cruciale. Da non sbagliare se si vorrà sorreggere qualsiasi scelta si andrà a fare.

E qui siamo al nodo. Quello del mister, intendiamo. Da escludere un profilo di rilievo, o ritenuto tale: la Spal non può allinearsi alle cifre di tali tecnici. Ma al contempo il cosiddetto “riciclato” tanto sicuro non sarebbe. Non si può portare a Ferrara - per le pressioni e le esigenze della piazza - chi è reduce da esoneri su panchine di minor spessore, o è stato fermo dopo inconvenienti vari. Quanto all’emergente in arrivo dalla C, bisognerebbe essere fortemente convinti, imporlo e sostenerlo anche a fronte di un possibile scetticismo iniziale. Aimo Diana è rimasto in categoria (ha firmato per la Reggiana) e tra gli altri il più gettonato sembrerebbe Pavanel della Feralpi. Ha fatto un lavoro grandioso, ma - da fuori - non ne conosciamo la tempra caratteriale, questo è un aspetto che sapranno gli addetti ai lavori, il d.s. biancazzurro Zamuner in primis.

Posto che serve un allenatore che rientri in determinati parametri economici, che condivida la nuova programmazione, che in linea di principio sia propenso all’utilizzo del 4-3-3 (anche per consentire il “lancio” di Seck), l’ideale sarebbe qualcuno che porti una ventata di entusiasmo, che abbini gioco e concretezza e impatto, che abbia carisma e spalle larghe. E magari che conosca il peso della maglia della Spal. Allenare e giocare a Ferrara non è come farlo in altre piazze, anche importanti ma meno “presenti”. —

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