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La Spal convince, ma ci sono ancora margini di crescita

Gioco, mentalità e qualità apprezzabili, risultati in linea. Ma la sensazione è che gruppo e singoli possano migliorare

FERRARA. Vogliamo essere pignoli. O... rompipalloni. Vincere 4-1 o 3-2 un po’ di differenza la fa. La Spal, lunedì sera contro il Vicenza, si sarebbe potuta tranquillamente imporre 4-1, dopo il tris di Colombo ha avuto le chances (una con Mancosu, due con D’Orazio) pure per il poker ed era in totale controllo. Anche terminare 3-1 sarebbe andato benone. Invece, alla fine, i biancazzurri hanno prevalso “solo” 3-2, appunto. Per carità, il cronometro diceva 50’ della ripresa, e l’essenziale era vincere. Però quel gol evitabilissimo, incassato da corner e con l’avversario perso per strada e lasciato stra-libero di incornare in solitudine, ha lasciato un pizzico di amaro in bocca.

Un piccolo dettaglio, se si vuole. C’era stanchezza, più di uno aveva avuto o aveva i crampi, e forse la spina era stata staccata con qualche secondo di anticipo dando per scontato che la partita fosse finita. Ma non si può mai dare alcunché per certo. Si farà tesoro anche di quell’episodio, tutto serve per crescere e la Spal ha intrapreso un percorso di questo tipo. Finora i biancazzurri hanno vinto le partite che dovevano. Al “Mazza” sono state battute Pordenone e Vicenza. Le ultime, si dirà. Ok, ma i successi sono stati conditi dalla maniera. Inoltre è arrivato il più che probante pareggio contro il Monza. All’appello mancano i punti lasciati a Pisa e Reggio Calabria, gare dalle sfumature diverse. In ogni caso, fossero stati due pareggi nessuno avrebbe trovato da ridire.
Il Pisa (5 vittorie su 5) sorpresa del campionato? Relativamente. Perché se un club spende 2,5 milioni per un giocatore (il centravanti Lucca) proveniente dalla C vuol dire che ha mezzi (o dietro l’operazione c’è una società di A) e ambizioni. Inoltre i risultati di questo inizio sono conseguenza della continuità data al lavoro di mister D’Angelo ed alla base che c’è. Stesso discorso che vale per l’Ascoli (secondo) di Sottil. La Spal invece è ripartita da zero o quasi. Di sicuro il progetto tecnico è tutto nuovo, la filosofia politico-societaria anche. Si può essere soddisfatti di quanto si sta vedendo. Risulta ancora difficile fare una proiezione, capire dove potrà arrivare la squadra, quale il reale rapporto di forza con la concorrenza.

Le prossime due partite contro Ternana (in trasferta) e Parma (al “Mazza”) daranno un contributo, poi il ciclo successivo alla seconda sosta stagionale consentirà di avere un’idea compiuta. A oggi si può affermare che la Spal ha qualità e intensità, ha ingaggiato giovani di valore e soprattutto ha abbracciato il credo di Clotet. Qualche oscillazione è naturale ma la squadra propone un calcio rapido, propositivo, bello a vedersi e apprezzabile per spirito. Non a caso la gente si è riappassionata. Clotet non sta derogando dal 4-2-3-1 che ha impostato cammin facendo, sta esaltando la forza, il senso della porta e le qualità balistiche di Colombo (un 2002, non dimentichiamolo) ma è evidente che con Crociata è un giocare diverso rispetto al farlo con due attaccanti esterni di ruolo. L’ex empolese è un centrocampista/mezz’ala/trequartista, avere lui in fascia non è come schierare un’ala di ruolo. Perché Clotet sta puntando su di lui? Perché Crociata ha qualità, aggiunge qualità, e può dare equilibrio. Chiaro che se parte largo tende comunque a venire dentro, e liberare la fascia per Tripaldelli (vedi l’azione dell’1-0 di Seck), la cui crescita potrà aggiungere molto in tal senso. Ma, in prospettiva, l’ottimizzazione del collettivo sarà figlia del modulo che consentirà di trarre il massimo dal potenziale di ogni singolo, nel proprio ruolo.