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Colombo, il bomber che “spacca”: la Spal si gode il centravanti

Il gol del pareggio contro il Parma ha sublimato le caratteristiche dell’attaccante. Che vede la porta, la sente, tira e lo fa con grande potenza e precisione

FERRARA.Potremmo definirlo Colombo III. Non per genealogia calcistica, ma semplicemente perché è il terzo con tale cognome a giocare nella Spal. Prima di lui Antonio, mediano e difensore, 33 presenze in serie A nel 1965/66. E poi Beppe, terzino ambidestro, nella squadra di Gibì nel 1987/88, 23 gettoni e 1 gol in serie C.

Ma questo, Lorenzo, è il più forte dei Colombo visti in biancazzurro. Futuro centravanti della Nazionale. Quella maggiore, perché della Under 21 lo è già. Attaccante straordinario, sublimato dallo spettacoloso gol dell’altra sera, il quarto stagionale (in sette uscite), che è valso il pareggio al 91’ contro il Parma: da 0-2 a 2-2, sotto la Curva, buttatasi tutta giù per condividere il delirante abbraccio con il proprio eroe.


Colombo, Lorenzo, classe 2002. Il più giovane in campo, una volta di più. Un “animale” da gol. Uno che spacca. Le partite e le porte. Quelle avversarie. Lui la rete la fiuta, la vede, la sente. Da qualsiasi posizione. E tira, tira forte. Cannoneggia con il sinistro. Un Boninsegna dei giorni nostri, non fosse per la diversa estrazione calcistica (milanista, non interista) e per il colpo di testa che ancora non è la sua arma preferita per segnare. Tant’è, Colombo è andato in gol in tutte le quattro uscite casalinghe della Spal: una “pera” al Pordenone, un’altra al Monza, poi il bersaglio contro il Vicenza e quest’ultimo a lasciare impotente l’ex sua maestà Buffon. Una perla di rara bellezza per pensiero, rapidità di esecuzione, tecnica, coordinazione, potenza e precisione. Un gol da vero, e grande, centravanti.

Colombo ha suggellato l’entusiasmante rimonta della Spal. Un punto che vale triplo, per come e quando è arrivato. Per il dipanarsi della gara. Per la forza mentale e di carattere - irriducibile - con cui i biancazzurri hanno saputo restare dentro la partita, anche dopo essere stati vicini ad uno 0-3 che sarebbe stato difficile spiegare a chi non avesse assistito all’incontro. Il Parma ha giocato meno, molto meno, e peggio (decisamente peggio) della Spal eppure le circostanze gli hanno donato più occasioni, limpide, per colpire. I biancazzurri hanno fatto la gara, a tratti hanno cinto d’assedio i ducali ma hanno visto i fantasmi di una disfatta che avrebbe rischiato di porre allarmanti riflessi sulla classifica e sulla psiche. Alla fine, un pareggio che invece può moltiplicare le energie, l’autostima, la fiducia, e che sottolinea le virtù del gruppo di Pep Clotet. Il tutto al netto dei miglioramenti che bisognerà compiere per soffrire meno, consolidarsi, risalire, e premiare gioco, filosofia e meriti.

Colombo è apparso meno, o più ad intermittenza, di altre volte, eppure ha disputato una delle sue migliori partite. Non è un controsenso, e nemmeno un paradosso. È stata una gara atipica, difficile. Si vadano a rivedere le immagini. Si noterà che Colombo non ha avuto grande sostegno, non ha ricevuto tanti palloni e spesso ha dovuto lottare spalle alla porta. Non proprio il contesto che ama di più. Perché lo spazio tra i tre legni ama averlo davanti, puntarlo. Certo, sa girarsi in un lampo, e - appunto - sa benissimo dov’è la porta. Ha combinato con Mancosu e si è visto la conclusione deviata in angolo. Ha tentato una deviazione volante, di tacco, e ne è uscita una parabola troppo “a candela” e quindi facilmente catturata da Buffon. Ha tirato altre due o tre volte. Ma, soprattutto, per capire quanto sia stato importante, va notato quante volte - praticamente sempre - aveva addosso due, tre e anche quattro avversari. In quelle circostanze, avesse potuto avere vicino un compagno, una seconda punta, ne avrebbero tratto giovamento lui, il collega e la squadra.

Chi lo ha visto crescere, chi ne ha accompagnato l’approdo nella prima squadra del Milan («Questo resta con me», affermò mister Pioli dopo dieci minuti del primo allenamento del ragazzino con i big rossoneri) dice che può e deve migliorare nella partecipazione, nel senso non che non si muova o non si dia da fare ma che deve imparare meglio dove stare, dove farsi trovare. C’è tempo per limare questo dettaglio. Intanto, la Spal si gode il miglior centravanti che ha avuto da anni e anni, anche e soprattutto in base al rapporto età-mezzi-qualità-categoria-prospettive. Una proiezione reti-presenze dice che avanti di questo passo Colombo potrà arrivare intorno ai 20 gol. Alla faccia di chi asseriva che la Spal mancava di una punta da doppia cifra.

Paolo Negri

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